INTRODUZIONE A NICLA VASSALLO (DEL CONCETTO DI ARTE IN SÉ)

A SIRIMA, che fu uccisa a 23 anni da chi avrebbe dovuto amarla fino all’ultimo istante di vita.
Come se tu mi avessi teso una mano, facendomi superare il confine oltre il quale si trova la luce. David Grossman

I sogni sono come le stelle, basta alzare gli occhi e sono sempre là. Jim Morrison (James Douglas Morrison).

INTRODUZIONE A NICLA VASSALLO (DEL CONCETTO DI ARTE IN SÉ)

LA CAREZZA DI MICHELA, scatto di Alessia Orlando, progetto AMO.

 

Si ringrazia la professoressa Nicla Vassallo per averci segnalato il seguente video.

Premessa. Il passato. C’è un concetto che ci portiamo come fardello, tra le lacune del passato. Ancora ci intriga e ci pare di non essere riuscite a mettere ben a fuoco: attiene al cosa davvero significhi arte in sé. Abbiamo divagato lungamente, sfiorando addirittura categorie di tipo economico per meglio individuare la più adatta al tema scelto. È stato come cercare la quadratura del cerchio. È inaccettabile l’idea che si scrivano frasi apodittiche, di esagerare, rischiando di imbarazzare. Chissà perché ci siamo fermate davanti al concetto di classe in sé e per sé, categoria marxiana che prima o poi sarà ripresa nel dibattito sui rapporti tra classi, perlomeno a dire dal clima di crisi che si respira (è non solo economica, per la verità, e ovviamente si ritornerà a parlare di sovrastrutture come la Cultura). È accaduto grazie a una domanda: che ne potrebbe mai sapere un libro se rappresenta o meno una opera d’arte in sé? Non ha coscienza e quindi se ne sta tra le mani del lettore fregandosene delle sue sensazioni e anche se egli ne stia o meno provando di diverse da quelle che la mera lettura o la visione di immagini possano suggerire.

Studio di figura per La battaglia di Anghiari, Leonardo.

Siamo state costrette a sfiorare il tema dell’estetismo come momento artistico anche letterario nell’Ottocento. Tema rilevante, a esempio, nell’Opera di Oscar Wilde, ma anche in importanti studi filosofici nati per darne una definizione esatta sul piano etimologico. Troviamo in più pagine l’idea che l’estetismo filosofico adombri l’impossibilità di conoscere il vero, di possedere l’assoluto, di vivere nella virtù, quindi l’individuo si ferma davanti al momento estetico, avendo coscienza solo di una parte del tutto. L’intuizione, pertanto, non può che prevalere sul pensiero e il gusto vince sulla razionalizzazione. Il principio fondamentale dell’estetismo, l’arte per il gusto dell’arte, consiste nel vedere la stessa arte come rappresentazione di sé stessa, dotata di una vita indipendente come il pensiero. Conseguenza: non c’è rapporto tra l’arte e l’epoca in cui è prodotta. Corollario: se l’arte rinuncia alla fantasia per la realtà, rinuncia a sé stessa. Al di là della esattezza o della con-divisibilità di queste categorie, approfondire il tema ci è parso un ginepraio che ci avrebbe condotto a una critica feroce, soprattutto considerando che l’esteta non ama la vita comune (quella che va dai cosiddetti ceti inferiori, alla volgarità borghese, di una società dominata dall’interesse materiale e dal profitto), e pertanto si isola in una Torre d’avorio.
Restava l’interrogativo e, soprattutto, come mai avessimo la sensazione che certe azioni ci parlassero al di là di quelle più ovvie. È accaduto, a esempio, con alcuni libri d’arte e, da ultimo, con quello del Maestro Francesco Guerrieri: il LIBRO LUCE, che abbiamo recensito e anche segnalato qui: http://www.napolimisteriosa.it/libri-darte-maestro-francesco-guerrieri-libro-luce/
È accaduto anche con il booktrailer di Chichili Agency Italia e addirittura ascoltando due canzoni: Born To Die di Lana Del Rey e Se telefonando di Mina, soprattutto, al di là del testo, grazie alla visione della sua immagine televisiva. Da ciò nacque l’idea di affrontare il tema della guerra, nell’ambito di una iniziativa della Università Sapienza, Dipartimento di Chimica, Museo “Primo Levi”, coniugando alcune nostre immagini con il ricordo che ne aveva ancora una volta il Maestro Francesco Guerrieri, bambino a Roma, mentre la città veniva bombardata. Era già accaduto di dover decidere circa l’uso delle immagini e le parole, superando l’idea che soprattutto le fotografie d’arte non abbiano bisogno di parole per essere analizzale e lette. Quando scegliemmo, infatti, il titolo per la nostra mostra fotografica CONTRASTI, partimmo da una idea che poteva apparire scontata e che, invece, ritenevamo consequenziale, capace di suscitare domande allertanti: In una situazione in cui Madre Terra è continuamente violata, ci si può limitare a pensare a sé stessi? Si potrebbe oppure no opinare che è del tutto normale (nel senso di scontata) la violenza, anche sessuale, visto che nessuno si cura dei luoghi in cui vive e dovrebbe procreare per tramandare la specie? Ciò implicava la necessità che, volendo far “parlare” l’assieme delle fotografie in mostra, fosse necessario scrivere didascalie: avrebbero potuto almeno suggerire l’idea di una lettura congiunta.

Per carattere, anzi per limiti caratteriali, non potevamo assurgere al ruolo di teoriche della nostra associazione bolognese, Meltin’Bo; non potevamo metterci a distribuire sapienza, conoscendo i nostri limiti e temendo che ci saremmo imbattute in sorrisini giustamente ironici. Lasciammo spazio alle immagini fissate in vari set europei che, dopo Bologna, furono esposte a Roma, Università Sapienza, Dipartimento di Chimica, Museo “Primo Levi”. Intanto, però, ci eravamo imbattute in un tema forte, ma non nuovo, purtroppo, agitato in maniera innovativa. Ricercando nel web avevamo appreso di: “Non ho mai subito violenze. E’ vero?”
Era, questa atroce domanda, la sintesi di una idea della Professoressa Nicla Vassallo, filosofa e saggista insegnante nell’ateneo di Genova, da cui traeva origine la mostra fotografica omonima (24 novembre – 4 dicembre 2009, Fondazione per la Cultura Cortile Minore, Palazzo Ducale, Genova), con le fotografie di Gianni Ansaldi, Patrocinio della Commissione Pari Opportunità della Federazione Nazionale della Stampa (Cpo Fnsi). L’atroce domanda: un grido potente, fatto da parole di verità pronunciate sotto forma di domanda, uscito da una mente di donna acuta e consapevole. Per fortuna capace di farci interrogare, di indicare vie, di sommuovere le coscienze, in un mondo sempre più spesso ripiegato su sé stesso e passivo.
La sola idea era capace di parlare ben oltre il senso delle parole e quel punto di domanda ci suggeriva l’idea di arte in sé per la sua capacità di trasmettere emozioni soverchianti rispetto al senso apparente.
La sola idea era evidentemente intrisa di capacità evocative, di suscitare l’esigenza di gettare lo sguardo sui mille e mille fatti di violenza anche domestica, negli ambienti di lavoro e ovunque i corpi delle donne, ma anche le menti, entrino in relazione con bruti insospettabili e con i branchi. Violenza odiosa, sempre, qualunque siano i contorni che assuma, anche quella solo psicologica.

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2 Responses to INTRODUZIONE A NICLA VASSALLO (DEL CONCETTO DI ARTE IN SÉ)

  1. La violenza contro le donne è commessa da menti poco sviluppate e malate, che le ritengono inferiori, quindi prive di diritti.

    Complimenti ragazze per questo articolo e per i video,

    Elisabetta

  2. Grazie, Elisabetta.
    Segnaleremo il commento alla Professoressa Nicla Vassallo.

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