NICLA VASSALLO. FILOSOFA

La poesia, è ciò che sogniamo, ciò che immaginiamo, ciò che desideriamo e ciò che si compie, spesso. La poesia è ovunque come Dio non è in nessuna parte. La poesia, è uno dei più veri, uno dei più utili nomi della vita.
Jacques Prévert

Pensare pensieri, scatto di Alessia e Michela Orlando, progetto AMO.

NICLA VASSALLO. FILOSOFA

Il tempo non trascorre invano. Avevamo “incontrato” la Professoressa Nicla Vassallo quando riflettemmo su una sua idea da cui era nata una mostra fotografica. È recente, infatti, risale al 17 febbraio 2012, l’articolo da lei firmato, si può leggere nel Venerdì di Repubblica, che aggiunge altri tasselli di conoscenza. Confessiamo: l’abbiamo contattata, superando la istintiva ritrosia, senza dire (avevamo già scritto troppo) del precedente “incontro”. Il riscontro: cortese, sintetico ma non certo freddo. È bastato per darci modo di perfezionare una idea, avendo in mente quella mostra, “Non ho mai subito violenze. E’ vero?”, e non solo.
La mostra, che era un insieme di grandi ritratti di donne, esposti tra le colonne del Cortile Minore di Palazzo Ducale di Genova, ci aveva colpito. L’intenzione nascosta, ma non tanto, si esprimeva nella volontà di spiegare cosa significhi davvero subire violenza e quale possa essere.

Nudità indifese, scatto di Alessia e Michela Orlando, progetto AMO.

Il presente. Si cerca, spesso senza alcuna lampada, navigando a vista, i possibili punti di riferimento. Lo si fa ignorando Diogene. È un lavoro che i giovani sanno fare splendidamente, anche se si sprecano i pregiudizi e i consigli, purtroppo provenienti anche da incapaci, per insegnarglielo (superiamo a piè pari l’idea di confine e parliamo per ogni giovane, ovunque si trovi, sperando possa essere davvero così per tutti, prima o poi, in piena libertà, in realtà pensando ai giovani inclusi i centenari).
C’è una sua foto che ne ritrae il solo volto acqua e sapone, accostato alle trame rugose di una corteccia d’albero. Sono difformi, materiche, quelle tracce nella pelle del tronco, come fossero state sbattute sulla carta fotosensibile attraverso una spatola energicamente vibrata da un pittore in piena forma fisica. La texture della scorza sembrerebbe essere in sintonia con il chiaroscuro dei pensieri della filosofa. Ciò diciamo alludendo espressamente al senso tecnico del chiaroscuro che è un effetto artistico di illuminazione, utilizzato per dare risalto alle immagini, attraverso la definizione di luce e ombre sulle superfici dipinte. C’è sempre, nel disegno, la sovrapposizione di tonalità chiare e scure. Così è il pensiero: è dato da un insieme di suggestioni razionali, di umori anche contrastanti, da altre inconsapevoli e non è dato capire quali possano essere le differenze nell’elaborazione tra un essere umano e un altro. Per questo siamo tutti diversi. Per questo, forse, sul piano del sentire-vivere, non esistono neppure soltanto due sessi, ma una infinità, così come non si possono facilmente raccontare le modalità con cui si percepisce la vita stessa, tutto ciò che la compone. Per questo, sicuramente, anziché starsene a dedurre, a ragionare sul linguaggio gestuale, quando si tratti di capire una persona, conviene ascoltarla, leggere ciò che ha prodotto.
Ritornando al ritratto della Professoressa Nicla Vassallo, è una immagine che troviamo forte e che ci fa immaginare abbia voluto assumere posizione rispetto all’età, al tempo che passa, alle rughe, ai capelli che prima o poi ingrigiscono, ma soprattutto sulle idiozie e sulle ferite umane. Non ce la sentiamo di copiare e incollare la foto. Lo troviamo inelegante; dovremmo premunirci del consenso, della autorizzazione di chi ne detenga i diritti, eppure ciò non basterebbe a eliminare la nostra ritrosia, quindi corrediamo l’articolo con un nostro scatto, che allude più o meno ai significati anzidetti, e rimandiamo al link del giornale genova.mentelocale.it.:

http://genova.mentelocale.it/35107-genova-nicla-vassallo-si-racconta-se-non-fossi-una-filosofa-sarei-una-navigatrice-solitaria/

dove, peraltro, si può leggere l’ottima intervista resa in esclusiva, affidata alla penna di Laura Guglielmi. È un dialogo tra due amiche che ci ricorda un pensiero di Jacques Prévert, quello utilizzato nell’esergo, ma non la sua PARIS AT NIGHT, che troviamo eccessivamente sdolcinata e frutto più di mestiere che di ispirazione.
Dalla intervista estrapoliamo la prima domanda e la risposta:
Una filosofa come te, che è ormai sotto i riflettori, cosa fa nella sua vita quotidiana? Si gira i pollici tutti i giorni oppure se ne sta in posa come Le Penseur di Rodin?
«Dialogo, leggo, scrivo. Mi adopero sul piano dell’insegnamento e della ricerca: è la mia professione, rispetto a cui mi pongo in gioco. Sul piano civile, culturale, sociale, contrasto conformismi, opportunismi, politicanti. Non viviamo momenti particolarmente facili. Un intellettuale serio fatica. Prova un profondo senso di solitudine. E lavoro un numero di ore elevato al giorno. Sempre eccessive. Per inciso, tra Rodin e Camille Claudel, quest’ultima senz’altro».
L’intervista prosegue con domande che troviamo particolarmente stimolanti e risposte che ci fanno riflettere, ci insegnano, ci aprono mondi inimmaginati e creano suggestioni ineffabili, istigano alla voglia di contribuire alla creazione di un pensiero autonomo, privo di pregiudizi, proiettato verso un futuro affatto scontato e da disegnare forse non a colori pastello, per poter meglio comprendere la complessità e accettarne ogni risvolto.
C’è una sua valutazione sulla quale è necessario soffermarsi (risponde alla domanda: Puoi dire ai nostri lettori dove vivi e dove preferiresti vivere?): «Abito nel centro storico genovese. Desidererei la Londra di Virginia Woolf. Al momento, nessun altro luogo, nessun’altra donna. Senz’altro non Parigi: colonialismo, contraffatto romanticismo, miserabile grandeur, monotonia architettonica, maschilismo, superficialità intellettuale spacciata per profondità. Senz’altro, invece, la Sardegna con Eleonora o Elianora d’Arborea, per la sua lungimiranza. Cessiamo di vivere la Sardegna come un luogo di vacanza. È un luogo di vita, vitale. Costa Smeralda? Che significato ha, se non quello di annientare il preesistente?»
Ci sono così tanti spunti di riflessione che ci ripromettiamo di ritornarci e forse dovremmo aprire una rubrica per poter cancellare il rischio di non apparire superficiali.
Affrontiamo, quindi, il tema che più ci è caro, che inevitabilmente ci coinvolge giacché viviamo a Parigi. Lei non ci abiterebbe. Ha ragione, anche se per i giovani italiani, in questa fase storica, è quasi inevitabile finirci o, volendo restare in Europa, scegliere di andare in Germania.
Condividiamo tutto, anche il giudizio estetico su una città che nonostante tutto ci coinvolge. Ciò non è una sorpresa e ci ricollega a un viaggio importante e molto significativo: quello affrontato da Gian Lorenzo Bernini da anziano. Fu chiamato a riprogettare il Louvre e, dopo aver steso due progetti standosene a Roma, dovette affrontare il viaggio per redigere il terzo, il definitivo, che neppure sarebbe stato finanziato. Dell’evento raccontò diffusamente Paul Fréart sieur de Chantelou, autore di una importante fonte di notizie su Bernini, il suo Diario, che del Bernini disse:
invero per disposizione, e per ventura della nostra Italia (questo bimbo venne) a portar luce a due secoli.” Ma Gian Lorenzo Bernini, che si era formato nei vicoli di Napoli, seppe “vedere” la vera Parigi al primo sguardo, tanto da descrivere negativamente i suoi comignoli e i tetti in ardesia.
Da tempo, ormai, il Cavaliere si aggiudicava le opere più importanti che venivano appaltate a Roma, ma gli anni più intensamente creativi erano coincisi con la piena maturità fisica. In tutta Europa non si trovava una personalità così ricca di esperienza, di creatività e, soprattutto, di voglia di affrontare qualsiasi commissione che ritenesse meritevole del suo interesse.
Era la fine dell’aprile 1665 quando Gian Lorenzo, a sessantasette anni circa, partì per Parigi con il figlio Paolo e l’assistente Mattia de’ Rossi. Dopo circa un mese di viaggio e tanti incontri con notabili e folle plaudenti, passando per varie città italiane e francesi, arrivò alla meta e incontrò Paul Fréart Sieur de Chantelou che iniziò subito a redigere il suo diario. Paul Fréart era un uomo colto e apprezzato che gli avrebbe fatto anche da interprete. Il 6 giugno de Chantelou descrisse i tratti fisici del Bernini, colpito soprattutto da un tratto fisiognomico: lo sguardo d’aquila. Evidenziò che “ […] il suo temperamento è dei più belli che la natura abbia formati, poiché, senza avere studiato, ha quasi tutti i vantaggi che il sapere dà a un uomo”. Il Cavaliere era stato preceduto dalla sua fama, tanto che de Chantelou lo ammirava e, godere della ammirazione dell’aristocratico francese, non era cosa di poco conto: poteva essere uno straordinario biglietto da visita anche per i colleghi francesi. Il corteo trionfale, come mai era successo prima, venne accolto da Luigi XIV. Ma quello che giunse a Parigi è un Bernini in cui appaiono acuiti i difetti: è stizzoso, diversissimo, anche sul piano fisico, dal grande architetto giovane che appare nel suo autoritratto esposto nel febbraio 2007 a Venezia, Palazzo Franchetti, nella mostra Autoritratti/Selfportrait.

Gian Lorenzo Bernini, autoritratto, 1623 circa.

Appena vide Parigi notò subito, come si diceva, i tetti di ardesia, tutti uguali, con i comignoli dei camini che spuntavano diritti e fitti come una boscaglia senza foglie. Oltretutto, a conferma di quel che dice la Professoressa Vassallo, lamentò anche il comportamento dei francesi e lasciò che esplodesse la sua ira, sottolineata anche con la “scostumatezza” tutta napoletana e ampiamente accettabile quando avvertì che la sua opera non fosse apprezzata, tanto da minacciare di spaccare anche il busto di Luigi XIV che aveva realizzato con perizia magica.
Fu, la sua, una sana incazzatura. Ci pare che la Professoressa Nicla Vassallo, pur non essendo cresciuta nei vicoli di Napoli, saprebbe tenergli testa.

Nicla Vassallo. Filosofa. Biografia tratta da: http://genova.mentelocale.it/35107-genova-nicla-vassallo-si-racconta-se-non-fossi-una-filosofa-sarei-una-navigatrice-solitaria/

Nicla Vassallo, quarantanove anni, specializzatasi al King’s College London, Professore Ordinario di Filosofia Teoretica presso l’Università di Genova, dove appartiene al corpo docente del Dottorato di ricerca, è filosofa di fama. La sua figura pubblica si distingue per un certo elitarismo, un tipo di eleganza dell’intellettuale di un tempo, consapevole della propria funzione pubblica. I suoi contributi innovativi si danno in filoni di studio e ricerca analitica che riguardano, da una parte, la natura della conoscenza nelle sue tante declinazioni, dall’altra alcune forme specifiche di espressione epistemica in cui si presuppone l’esistenza di ingannevoli categorie ontologiche. Tra la sua brillante produzione scientifica, in italiano e in inglese, ricordiamo le opere più recenti: Teoria della conoscenza (Laterza 20082) e Per sentito dire (Feltrinelli 2011 – insignito del Premio di Filosofia “Viaggio a Siracusa”) in qualità di autrice; Filosofia delle donne (Laterza 2007) e Piccolo trattato di epistemologia (Codice Edizioni 2010) in qualità di co-autrice; Donna m’apparve (Codice Edizioni 2009) in qualità di curatrice; Knowledge, Language, and Interpretation (Ontos Verlag 2008), Terza cultura (il Saggiatore 2011) e Reason and Rationality (Ontos Verlag 2012) in qualità di co-curatrice. Con Concita De Gregorio ha introdotto il volume Sul velo di Marnia Lazreg (il Saggiatore 2011) e con Vittorio Lingiardi il volume Disgusto e umanità di Martha C. Nussbaum (il Saggiatore 2011). Fa parte di comitati scientifici di autorevoli fondazioni e riviste specialistiche. Si dedica a prestigiose attività congressistiche, editoriali, organizzative. Scrive regolarmente di cultura e filosofia su giornali e riviste.
A Palazzo Ducale il ciclo di conferenze dal titolo La più vuota delle immagini. Figure della morte nella cultura contemporanea. Il tema degli incontri è la fine della vita. Lo scorso 20 gennaio ha aperto il ciclo l’incontro con Massimo Cacciari. Si prosegue con Umberto Curi (mercoledì 25 gennaio, ore 17.45 nel Salone del Maggior Consiglio), che parlerà del Fruscio della morte e Giacomo Marramao (giovedì 2 febbraio, ore 17.45).

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One Response to NICLA VASSALLO. FILOSOFA

  1. Alessia e Michela Orlando says:

    Il tema sulla violenza alle donne e le discriminazioni è stato affrontato spesso e, peraltro, anche con durezza terminologica. Di recente in una INVETTIVA firmata da una di noi, selezionata-vincitrice del concorso COOP FOR WORDS, pubblicata in Mutamemoria, Bohumil Edizioni, adottata da molti circoli femministi e altre organizzazioni di donne (Se non ora quando).

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