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a cura di Marco Ilardi

La leggenda della strega di vico pensiero

La leggenda della strega di vico pensiero

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Ci sono tante leggende a Napoli e molte strade e stradine nascondono storie misteriose.

Una di queste è quella che si trovava in un vicolo di Napoli, Vico Pensiero, che è esistito fino al 1890, quando l’edificio che lo costeggiava fu abbattuto in seguito all’epidemia di colera del 1884.

Si trovava praticamente a ridosso del Duomo, nei pressi precisamente di Via Bartolomeo Capasso vicino al monastero benedettino della chiesa di San Severino e Sossio, legata a sua volta alla leggenda della contessa di Saponara.

Il nome vicolo del pensiero derivava dalla presenza di un bassorilievo conservato presso l’archivio di Stato grazie all’intervento di Benedetto Croce, che ne parlò nel suo libro Storie e leggende napoletane.

Convinse il proprietario a donarlo all’archivio evitando che andasse perduto per sempre.

Sotto questo bassorilievo rappresentante un uomo seduto a pensare con la mano sulla testa c’è una lapide dove c’è scritta questa frase:

Povero pensiero me fu arrobbato, pe no le fare le spese me l’ha tornato” ( che in italiano significa Povero pensiero, mi fu rubato, ma per non pagarne le spese, mi fu restituito).

La leggenda vuole che questa targa sia stata messa da un giovane perdutamente innamorato di una strega che gli fece perdere la testa con le sue arti magiche.

La donna dopo avergli spezzato il cuore andò via ma l’incantesimo non poteva essere sciolto e l’uomo quindi ne soffrì per tutta la vita.

La targa la mise come monito per gli altri uomini a vivere l’amore senza lasciarsi trascinare troppo e non farsi ammaliare dalle donne, che a volte possono anche essere perfide.

Il loro incontro fu casuale perché il giovane si trovò una sera a passare per il vicolo e trovò un piccolo gattino nero abbandonato.

Lo raccolse ma pochi metri più avanti si aprì la porta di un basso ed uscì una bellissima strega che ne rivendicò la proprietà e lo invitò ad entrare.

Si dice che chiunque incrociasse lo sguardo della strega nel vicolo ne rimanesse ammaliato, per cui tanti evitavano di passarci, ma il giovane non lo sapeva.

Il gatto era un demone della strega messo lì appositamente per adescare gli sfortunati adulatori.

Una volta entrato, la strega offrì al giovane una bevanda contenente una pozione magica e da allora il giovane perse la testa.

Andava tutti i giorni nel vicolo con un unico pensiero, quello di rivedere la strega, ma lei non aprì più quella porta.

Chiese anche in giro ma pare che nessuno la conoscesse, la bellissima ragazza sembrava sparita nel nulla ed al giovane non gli restò che soffrire per il resto dei suoi giorni con la speranza di rivederla.

Per cui se dalle parti di Via Duomo dovesse capitarvi di trovare un gattino in un vicolo, vi consigliamo di lasciarlo perdere visti i precedenti, scherziamo ovviamente.

Se per curiosità volete vedere il bassorilievo, è custodito all’interno del Maschio Angioino nel museo di Storia Patria.

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