Un portale a cura di Marco Ilardi

Sfogliatella Napoletana: Storia, Riccia o Frolla e Dove Mangiarla

Sfogliatella napoletana riccia appena sfornata, dolce tipico di Napoli
Di cosa parla questo articolo
Riccia o frolla? Nata in un convento della Costiera Amalfitana e diventata simbolo di Napoli grazie a Pasquale Pintauro, la sfogliatella è uno dei dolci più amati d'Italia. Storia, differenze, ripieno e dove assaggiarla nei laboratori storici della città.
Facebook
Twitter

La sfogliatella è il dolce che più di ogni altro rappresenta Napoli nel mondo: una sfoglia croccante a forma di conchiglia (o, nella variante frolla, liscia e morbida), ripiena di crema di semola, ricotta, uova, zucchero, canditi e un tocco di cannella. Esistono due versioni principali — la riccia e la frolla — che condividono lo stesso ripieno ma hanno impasto, consistenza e lavorazione completamente diversi.

Le origini: il convento di Santa Rosa a Conca dei Marini

La storia della sfogliatella non nasce a Napoli, ma sulla Costiera Amalfitana. Secondo la tradizione, intorno al Seicento, nel conservatorio di Santa Rosa a Conca dei Marini, una suora di clausura preparò un dolce riutilizzando avanzi di semola cotta nel latte, mescolati con ricotta, frutta secca e un liquore al limone. Il ripieno venne racchiuso in una sfoglia sottile, chiusa in una forma che ricordava il cappuccio di un saio monacale.

Il dolce prese il nome dal convento stesso: santarosa. Per oltre un secolo rimase una specialità quasi esclusivamente locale, legata alla vita del monastero.

Pasquale Pintauro e la nascita della sfogliatella riccia (1818)

Il salto che trasformò la santarosa nella sfogliatella che conosciamo oggi avvenne nel 1818, a Napoli. Pasquale Pintauro, all’epoca oste in via Toledo, entrò in possesso della ricetta originale — secondo alcune ricostruzioni tramite un legame di parentela con una delle monache del convento — e decise di reinterpretarla: eliminò la crema pasticcera e le amarene dal ripieno, assottigliò la sfoglia e tolse il riferimento visivo al cappuccio monacale, dando al dolce la sua forma triangolare e “arricciata” definitiva.

Trasformò la sua osteria in laboratorio dolciario, e da lì la sfogliatella riccia iniziò a diffondersi in tutta la città, diventando in pochi decenni uno dei simboli della pasticceria napoletana. La bottega storica di Pintauro, ancora oggi in via Toledo, è considerata il luogo di nascita del dolce così come lo conosciamo.

Sempre secondo la tradizione popolare, fu lo stesso Pintauro — o un pasticciere della sua epoca — a ideare in un secondo momento la variante frolla, più semplice e veloce da realizzare, forse proprio per rispondere a una domanda crescente che la lavorazione della sfoglia a strati non riusciva a soddisfare.

Sfogliatella riccia o frolla? Le differenze

Non sono due nomi per lo stesso dolce, ma due lavorazioni diverse che danno risultati molto differenti al palato.

La sfogliatella riccia

È la versione “storica” e più complessa da preparare. L’impasto viene steso in una sfoglia sottilissima, spennellata con strutto e arrotolata più volte su se stessa fino a creare decine di strati sovrapposti. Il risultato, dopo la cottura, è una superficie croccante, dorata e a “coste” ben visibili, che si spezza in scaglie al primo morso. È la versione che va gustata calda, appena sfornata: da fredda perde gran parte della sua fragranza. E’ un po’ più calorica della frolla.

La sfogliatella frolla

Usa un impasto di pasta frolla, più semplice e simile a quello di una crostata. Non ha gli strati sovrapposti della riccia, la superficie è liscia e morbida, e la consistenza generale ricorda più un biscotto ripieno che una sfoglia. Il ripieno interno è sostanzialmente identico a quello della riccia. È la variante più adatta a chi cerca un dolce meno “grasso” al palato o vuole portarla con sé senza il rischio che si sbricioli.

Non esiste una versione “più autentica” in assoluto: nelle pasticcerie storiche di Napoli si trovano entrambe fianco a fianco, ed è normale che ogni famiglia napoletana abbia una preferenza personale, spesso oggetto di discussioni bonarie.

Il ripieno: cosa contiene davvero

Il cuore della sfogliatella, in entrambe le versioni, è una crema a base di:

  • semola cotta nel latte
  • ricotta di pecora (nella ricetta più tradizionale) o vaccina
  • zucchero e uova
  • canditi di arancia o cedro
  • un tocco di cannella e, in alcune ricette, vaniglia

Il risultato è un ripieno denso, leggermente granuloso per la presenza della semola, dolce ma non stucchevole, con la nota agrumata dei canditi che bilancia la parte grassa della crema.

La ricetta della sfogliatella napoletana (in versione casalinga)

Riprodurre in casa la sfogliatella riccia originale è un procedimento lungo e complesso — richiede l’uso dello strutto e una lavorazione della sfoglia che in pasticceria si fa con macchine dedicate. Ecco però la logica del procedimento tradizionale, nelle due versioni.

L’impasto della sfoglia (versione riccia)

Per la riccia si prepara un impasto semplice di farina, acqua e un pizzico di sale, che va steso il più sottile possibile — tradizionalmente con un mattarello lungo o, in pasticceria, con un laminatoio — fino a ottenere una sfoglia quasi trasparente. Questa viene spennellata con strutto ammorbidito e arrotolata su se stessa a formare un cilindro compatto, che riposa in frigorifero prima di essere tagliato in dischi. Ogni disco viene poi lavorato con le dita per allargarlo a cono, creando gli strati concentrici che daranno la tipica “arricciatura”.

L’impasto della pasta frolla (versione frolla)

Per la frolla il procedimento è molto più semplice: si impastano farina, burro (o strutto), zucchero e uova fino a ottenere un composto liscio ed elastico, che riposa in frigorifero avvolto nella pellicola prima di essere steso e tagliato nella forma a conchiglia con l’aiuto di uno stampo.

Il ripieno

In entrambe le versioni il ripieno si prepara allo stesso modo: la semola viene cotta lentamente nel latte fino a formare una crema densa, che va fatta raffreddare prima di essere amalgamata con ricotta setacciata, zucchero, uova, canditi a pezzetti e un pizzico di cannella. È importante che il composto sia denso e non troppo umido, per evitare che la sfoglia si inzuppi in cottura.

Assemblaggio e cottura

Ogni cono di sfoglia (o guscio di frolla) viene farcito con una quantità generosa di ripieno e richiuso a formare la caratteristica forma a conchiglia. Le sfogliatelle vanno poi infornate a temperatura alta (indicativamente attorno ai 200-220°C, da regolare in base al proprio forno) fino a quando la superficie non risulta dorata e croccante — per la riccia sono gli strati esterni ad aprirsi leggermente, dando l’effetto “a foglie” che dà il nome al dolce. Vanno servite tiepide, spolverate a piacere con zucchero a velo.

Le altre varianti: Santarosa e coda d’aragosta

Oltre a riccia e frolla, esistono due varianti meno diffuse ma comunque riconosciute:

La Santarosa è, in un certo senso, l’antenata di tutte: si prepara ancora oggi, soprattutto sulla Costiera Amalfitana, con l’aggiunta sulla superficie di crema pasticcera e amarene sciroppate — proprio gli elementi che Pintauro tolse per creare la riccia.

La coda d’aragosta è una variante nata tra le pasticcerie italoamericane nel corso del Novecento: stessa sfoglia della riccia, ma più grande, allungata e con un ripieno più abbondante di crema, panna montata o cioccolato. Non è legata a un singolo inventore documentato con certezza: è il risultato di un adattamento della ricetta originale al gusto e alle porzioni tipiche della pasticceria italoamericana, ed è oggi più diffusa negli Stati Uniti che in Italia. La migliore pasticceria di Napoli dove mangiare la coda d’aragosta è la pasticceria Pina a Via Bartolo Longo a Ponticelli: sempre buonissima da quarant’anni che la mangio.

Dove mangiare la sfogliatella a Napoli

Napoli conserva ancora oggi alcuni dei laboratori storici dove il dolce viene preparato seguendo la lavorazione tradizionale. Tra i nomi più citati dagli stessi napoletani:

  • Pintauro, in via Toledo — la bottega dove tutto ebbe inizio nel 1818
  • Attanasio, vicino alla Stazione Centrale — storico punto di riferimento per la sfogliatella calda, soprattutto al mattino
  • Scaturchio, a piazza San Domenico Maggiore
  • Gran Caffè Gambrinus, in piazza del Plebiscito

I prezzi variano da laboratorio a laboratorio e cambiano nel tempo: indicativamente ci si muove nella fascia di qualche euro a pezzo, ma per un dato aggiornato è sempre meglio verificare direttamente sul posto o sui canali ufficiali del locale prima di organizzare una visita.

Quanto tempo si conserva una sfogliatella fresca

La sfogliatella, soprattutto nella versione riccia, va gustata idealmente il giorno stesso, calda o appena tiepida: è quando la sfoglia è più croccante. Conservata in frigorifero in un contenitore chiuso si mantiene ancora accettabile per un paio di giorni, ma perde progressivamente fragranza; molte pasticcerie napoletane, non a caso, la sfornano più volte al giorno proprio per offrirla sempre il più fresca possibile.

Domande frequenti sulla sfogliatella

Che cos’è la sfogliatella?

È un dolce tipico della tradizione partenopea, composto da una sfoglia croccante o da un guscio di pasta frolla, ripieno di crema di semola, ricotta, uova, zucchero e canditi.

Qual è la differenza tra sfogliatella riccia e frolla?

La riccia ha una sfoglia sottile lavorata a strati sovrapposti, croccante e dorata; la frolla usa un impasto simile alla pasta frolla, con superficie liscia e consistenza più morbida. Il ripieno è lo stesso in entrambe.

Chi ha inventato la sfogliatella?

Le origini risalgono a un convento della Costiera Amalfitana, dove nacque la santarosa. La forma e la ricetta che conosciamo oggi si devono a Pasquale Pintauro, che nel 1818 la reinterpretò nella sua bottega di via Toledo, a Napoli.

Dove è nata la sfogliatella?

Nel conservatorio di Santa Rosa, a Conca dei Marini, sulla Costiera Amalfitana. È a Napoli, però, che ha assunto la forma e il nome con cui è conosciuta in tutto il mondo.

Qual è la differenza tra sfogliatella e coda d’aragosta?

La coda d’aragosta è una variante della sfogliatella riccia, nata tra le pasticcerie italoamericane: stessa sfoglia, ma più grande e con un ripieno più abbondante di crema, panna o cioccolato.

Dove mangiare la migliore sfogliatella a Napoli?

Non esiste una classifica ufficiale: tra i laboratori storici più citati ci sono Pintauro, Attanasio, Scaturchio e Gran Caffè Gambrinus, ognuno con una propria lavorazione e una propria clientela affezionata.

Quanto dura una sfogliatella?

Va gustata preferibilmente il giorno stesso, calda o tiepida. In frigorifero si conserva un paio di giorni, ma perde progressivamente croccantezza e fragranza.

© RIPRODUZIONE VIETATA

È vietato che l’ articolo, se non in sua parte (non superiore al decimo), sia copiato in altro sito.
Per la citazione o riproduzione degli articoli e dei documenti pubblicati in questo sito, anche in caso di pubblicazione di un estratto parziale, è sempre obbligatoria l’indicazione della fonte e/o l’inserimento di un link diretto alla pagina di riferimento.

Altri articoli che potrebbero interessarti