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La cappella Pappacoda e i suoi arcangeli

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Realizzata nel 1415 in largo San Giovanni Maggiore, la Cappella Pappacoda si presenta imponente, con la facciata in tufo giallo sulla quale spiccano il Portale Gotico e l’annesso campanile.

Recentemente sottoposta a un attento lavoro di restauro, è tra le più significative testimonianze del Medio Evo a Napoli.

Dei Pappacoda, aristocratici di origine francese che avevano costruito la propria posizione economica sul mare, si hanno notizie fin dall’XI secolo.

La cappella napoletana di San Giovanni di Pappacoda fu edificata da Artusio Pappacoda, nobile della piazza di porto, figlio di Linotto.

Probabilmente asservita all’allora limitrofo palazzo di famiglia, del quale oggi sopravvive il portale spostato nel 1921 su via Mezzocannone nel centro storico di Napoli ad ornamento dell’ingresso della facoltà di matematica della Federico secondo, la data di edificazione della cappella è tuttora discussa: se fonti dell’epoca fanno propendere al 1415, Gino Doria la sposta all’anno successivo, mentre Vittorio Gleijeses la pospone al 1514, attribuendo ad Artusio il progetto di edificarla e al Vescovo Sigismondo la sua realizzazione.

Il portale Pappacoda, in particolare, si caratterizza per l’imponenza delle componenti strutturali e per l’esuberanza degli elementi plastici e decorativi.

Sui due pilastri laterali, decorati a piccole colonne scanalate ed a motivi floreali, poggia l’architrave, su cui si eleva l’arco a sesto acuto fiancheggiato, esternamente, da due alte colonne poggiate su leoni.

Gli arcangeli di Pappacoda

In cima alle cuspidi laterali campeggiano, ad ali spiegate, le figure degli arcangeli Raffaele e Gabriele.

Troneggia sulla cuspide centrale, leggermente più elevata e posta sul vertice del frontone, la splendida figura dell’arcangelo Michele, la scultura più evoluta dell’intero complesso.

In basso ,sostenuta da angeli, vi è l’epigrafe riportante la data di fondazione ed il nome di Artusio.

Sul fianco della cappella, si segnala, poi, la piccola torre campanaria, tra gli elementi di riporto si notano ancora un’illeggibile epigrafe decorata da due testine ed un volto di Giunone, nonché un frammento di sarcofago con la rappresentazione del ratto di Proserpina.

Da sottolineare, infine, il felice accordo di materiali e di cromatismi, con tufo giallo, piperno scuro e marmo bianco, materiali del tutto analoghi a quelli utilizzati per la facciata principale della Cappella.

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