la pignasecca centro storico di napoli

Quartiere Pignasecca Napoli centro storico

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La Pignasecca, “Il mercato continuo della Pigna Secca ” ,è cosi che Matilde Serao descrive una delle particolarissime zone più movimentate di Napoli centro storico , ed ancora continua nella sua descrizione dell’epoca

“Tutto il quartiere della Pigna Secca , dal largo della Carità , sino ai Ventaglieri , passando per Montesanto , é ostruito da un mercato continuo.

Vi sono botteghe , ma tutto si vende nella via ; i marciapiedi sono scomparsi , chi li ha mai visti?

I maccheroni , gli erbaggi , i generi coloniali , la frutta , i salami ed i formaggi , tutto , tutto nella strada , al sole , alle nuvole , alla pioggia ; le casse , il banco , le bilance , le vetrine , tutto , tutto nella via.”


Oggi nonostante le cose siano molto cambiate in questo singolare e famoso mercato dei Quartieri Spagnoli si respira ancora l’antico sapore del mercato di una volta , dove la contrattazione era ed è ancora un elemento imprescindibile.

Passeggiare tra le festose bancarelle e la moltitudine di personaggi che caratterizzano queste affollatissime stradine dove la luce del sole non arriva che per poche ore al giorno ,e lasciarsi rapire dai colori dalle voci dei venditori ,mentre la folla di persone indaffarate ti trascina , è un esperienza molto suggestiva , è come ritornare veramente indietro nel tempo .

La Pignasecca del resto è un luogo che facilmente viene visitato anche dai turisti in quanto ha ben due fermate dei treni quella della metropolitana e quella della cumana e quella della funicolare che porta al Vomero.

Entrambe le fermate si chiamano Montesanto e conducono nel quartiere della Pignasecca.

Per andare a Piazza Dante

Uscendo dalla stazione della metropolitana andando dritto si giunge alla Piazzetta Montesanto dove abbiamo due alternative: se andiamo dritto uscendo dalla cumana è una strada utile se dobbiamo andare a visitare Piazza Dante.

Per andare a Piazza Plebiscito

L’altra strada invece, quella da cui si intravede l’ospedale dei Pellegrini, conduce sia ai decumani da cui poi si va a visitare Piazza del Gesù e San Gregorio Armeno, mentre l’altra direzione se vogliamo andare su Via Roma e quindi in Piazza Plebiscito e poi nel borgo di Santa Lucia da cui si arriva a Castel dell’Ovo.

Per andare a visitare il Vomero

Se invece vogliamo andare a fare un po’ di shopping al Vomero accanto alla stazione della Cumana di Montesanto c’è quella della funicolare che ci porta dopo poche fermate su fino a Via Scarlatti.

Volendo potreste farvela anche a piedi perché dal lato opposto alla stazione ci sono le scale ma non ve lo consiglio è abbastanza faticoso.

Insomma la Pignasecca, oltre ad essere un quartiere molto caratteristico dove mangiare degli ottimi fritti da Fiorenzano oppure nella affollatissima pescheria che la sera si trasforma in ristorante, rappresenta un crocevia per visitare tante altre zone di Napoli.

La migliore genovese a Napoli

Tra l’altro in un piccolo vicoletto della Pignasecca entrando dal lato di Via Roma precisamente in Via Basilio Puoti c’e’ una piccola trattoria dove vi consiglio di andare si chiama La Taverna Del Buongustaio di Don Gaetano ed è il posto dove ho mangiato la migliore genovese a Napoli.

Si pranza bene, si sta sereni e ci si diverte col personale e si paga anche poco, una ventina di euro a persona massimo con primo, antipasto e vino o primo secondo e vino!

Il mistero della Pignasecca perché si chiama cosi?

Benedetto Croce, che Napoli la conosceva benissimo, pare che un giorno esclamasse e poi lo scrisse: “… i misteri di Napoli sono nascosti e cementificati nelle mura dei palazzi.

Ah! Se queste mura potessero parlare.”

In realtà, ma Croce pure lo sapeva benissimo, si incontrano misteri anche nelle piazze, alla base degli alberi, nei vicoli, nelle grotte …
Un esempio: lo spazio intorno a Porta Medina.

Come noto, è conosciuta anche come via della Pignasecca, per il fatto che percorrendola si giunge a piazzetta della Pignasecca.

In questa zona si narra di presenze particolari: i fantasmi della Pignasecca. Non ci si imbatterebbe in lenzuoli bianchi, se si volesse percorrerla di notte, tanto meno di giorno.

Protagoniste del mistero sono le gazze, in Campania conosciute come piche. Lo diciamo ai pochi che non lo sappiano: sono le gazze ladre che di furti, nei vicoli napoletani, ne hanno commessi a bizzeffe (non che ci fosse bisogno di loro … ovvio, come accade dappertutto).

È storia la modalità insolita con cui si concludeva il loro passatempo. Attratte dagli oggetti brillanti, si intrufolavano nelle stanze dei vari appartamenti, afferravano con il becco ciò che più colpiva e con qualche battito d’ali sparivano.

Prendevano sempre la direzione di un pino dell’orto dei Pignatelli. Gli oggetti preziosi agevolmente rubati nelle case circostanti, erano quelle in cui si consumavano amori clandestini, venivano deposti sul pino. Della misteriosa scomparsa di gioielli non era certa la colpa.

In una situazione del genere prima o poi doveva accadere qualcosa di strano. Accadde. Sul pino fu ritrovato il sacro anello della Curia.

Maliziosamente si diffuse la voce che le gazze avessero rubato l’anello a un importante uomo di Chiesa, che si stava dando da fare con una compagnia femminile. Si insinuò che si trattasse dell’arcivescovo. Questi reagì con veemenza e scomunicò le piche, o le gazze che dir si voglia.

Il provvedimento fu affisso al pino e, guarda caso, l’albero seccò in tronco.

Da questa faccenda nasce anche il nome “Pignasecca“.

Le gazze, che non guardano in faccia a nessuno, anche se condannate in eterno, non hanno smesso di prelevare gioielli.

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