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Un portale a cura di Marco Ilardi

L’ultima casa di Giacomo Leopardi a Napoli: Un Viaggio tra Storia e Mistero

la casa di giacomo leopardi a napoli
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Giacomo Leopardi, uno dei più grandi poeti italiani, trascorse gli ultimi anni della sua vita a Napoli, in un periodo segnato da malattie e difficoltà personali. La sua ultima residenza fu un piccolo appartamento al secondo piano di Vico del Pero 2, nel quartiere Stella. Qui, assistito dall’amico fedele Antonio Ranieri, morì il 14 giugno 1837. Una targa, ancora oggi visibile sulla facciata che si affaccia su via Santa Teresa degli Scalzi, ricorda questo evento.

Giacomo Leopardi perché era a Napoli ?

giacomo leopardi
giacomo leopardi

Nel 1833, Leopardi si trasferì a Napoli, attratto dalla “dolcezza del clima” e dall'”indole amabile” degli abitanti. Tuttavia, la città partenopea non riuscì a dissipare le ombre che da tempo affliggevano il poeta, che soffriva di numerose malattie, tra cui la tisi. Il suo soggiorno napoletano fu caratterizzato da continui spostamenti: inizialmente visse al secondo piano di via San Matteo 88, presso Palazzo Berio, poi si trasferì a Palazzo Cammarota in via Santa Maria Ognibene, nel cuore dei Quartieri Spagnoli, per poi approdare, nel 1835, a Vico del Pero.

Nel maggio 1837, quando la sua salute era ormai gravemente compromessa, Leopardi scrisse al padre Monaldo esprimendo la consapevolezza dell’imminente fine della sua vita. Trascorse l’ultimo mese tra passeggiate per Napoli, visite ai suoi luoghi preferiti come il Caffè delle Due Sicilie, il bar del barone Vito Pinto e la pasticceria Pintauro nota già all’epoca per le sue sfogliatelle.

Malgrado la salute precaria, il poeta trovava conforto nei piccoli piaceri quotidiani e nelle passeggiate per la città.

Di che malattia soffriva Giacomo Leopardi?

La malattia di cui soffriva Leopardi era assai grave e complicata: tubercolosi ossea o morbo di Pott. In una data che non è possibile precisare ( ma sicuramente dopo i 16 anni di vita) il suo corpo cominciò a non crescere più, la statura si fermò ad un metro e 41 centimetri, la parte alta rimase esilissima, i femori e le gambe si svilupparono, mentre si formarono due grosse gibbosità sia nella parte anteriore che posteriore del corpo. Attorno a queste gobbe si sviluppò il mostruoso sistema della tubercolosi: insufficienza respiratoria, impotenza, oftalmia, asma, reumatismi, bronchite,disturbi dell’apparato digerente,epistassi, idropisia, gonfiore delle ginocchia e delle caviglie, inattività ghiandolare, versamento pleurico, problemi cardiocircolatori. Nessun medico seppe aiutarlo, verso la fine della sua vita si convinse che tutti io suoi mali fossero fantasie del suo fertile sistema nervoso

Come è morto Giacomo Leopardi?

Giacomo Leopardi morì il 14 giugno 1837 a causa di tutti i problemi di salute visti nel paragrafo precedente, anche se non si può escludere l’ipotesi del colera, che imperversava in Napoli in quel periodo, mietendo migliaia di vittime. Ranieri riuscì a ottenere che il corpo dell’amico non fosse sepolto nella fossa comune dei colerosi, ma inumato nella chiesa di San Vitale a Fuorigrotta.

Dove è morto Giacomo Leopardi?

La targa commemorativa sulla facciata di Vico del Pero 2 che vedete nella foto fu posta per onorare la memoria del grande poeta, sebbene i dettagli precisi su quando e da chi sia stata collocata non siano facilmente reperibili. Essa rappresenta un punto di interesse storico e culturale, attirando numerosi visitatori e studiosi interessati alla vita di Leopardi.

Il mistero della tomba vuota a Mergellina

Un ulteriore elemento di fascino e mistero avvolge la morte di Leopardi: la sua tomba vuota. Secondo la versione ufficiale, i resti del poeta furono traslati nel 1939 al Parco Vergiliano di Piedigrotta, accanto a un’altra tomba simbolica, quella di Virgilio.

Tuttavia, durante una ricognizione nel 1900, furono trovati solo pochi frammenti di ossa nella bara attribuita a Leopardi, e il teschio risultava mancante. Questo fatto ha alimentato numerose teorie e speculazioni.

Uno degli studi più recenti, condotto da Loretta Marcon, ipotizza che Antonio Ranieri, appassionato di medicina e frenologia, possa aver orchestrato il trafugamento del corpo del poeta per studi anatomici. Questa teoria, sebbene non confermata, aggiunge un ulteriore strato di mistero alla già enigmatica fine del poeta.

Conclusioni

L’ultima dimora napoletana di Giacomo Leopardi e il mistero della sua tomba vuota rappresentano un capitolo affascinante e complesso nella storia della letteratura italiana. La targa a Vico del Pero 2 non è solo un semplice memoriale, ma un punto di partenza per esplorare la vita, le sofferenze e i misteri legati al grande poeta.

Napoli, con i suoi contrasti e la sua vitalità, fu l’ultimo scenario della vita di Leopardi, una città che, nonostante tutto, seppe accogliere il genio di Recanati nei suoi ultimi, tormentati giorni.

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