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a cura di Marco Ilardi

Franceschiello ritratto di Francesco II di Borbone ultimo re di Napoli delle due sicilie

Franceschiello l’ultimo re di Napoli

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Franceschiello è un nomignolo con cui era soprannominato a Napoli l’ultimo re del Regno delle Due Sicilie prima che le nostre terre subissero l’occupazione da parte dell’esercito piemontese dei Savoia.

Francesco II di Borbone fu sovrano onesto e generoso ma un re di poco polso, una figura controversa, uomo buono e amato dal popolo, vessato dai familiari che ne ostacolarono il regno, e che per la sua debolezza come re consegnò letteralmente Napoli ai Savoia senza combattere.

Francesco sapeva della spedizione dei Mille, sapevano dove sarebbero partiti e sbarcati ma sottovalutò la cosa confidando nella potenza dell’armata borbonica.

Addirittura 14 navi della flotta non riuscirono ad intercettare nel Tirreno la nave che portava i mille.

Per questo motivo ancora oggi a Napoli il modo di dire “me pare l’esercito e Franceschiello” si usa per indicare una qualsiasi attività o operazione mal organizzata.

C’è anche da dire che era circondato da ministri corrotti e arrivisti che subito si vendettero a Garibaldi.

Un altro soprannome di Francesco II Borbone era il Re Lasagna perché era ghiotto dell’omonimo piatto.

Salì al trono nel 1859 e fu deposto dai Savoia nel 1861 dopo l’annessione del Regno delle Due Sicilie al Regno d’Italia.

Era figlio di Ferdinando II e di Maria Cristina di Savoia, di carattere mite e bonario, molto cattolico, educato secondo rigidi princìpi religiosi, era assolutamente incapace di fare il re.

Era talmente devoto che addirittura nel 2020 ne è stato aperto il processo di canonizzazione da Papa Bergoglio.

Con un re del genere è chiaro che i Savoia ebbero vita facile nell’appropriarsi del nostro regno.

Addirittura in Calabria e a Napoli i borbonici si arresero senza combattere e Franceschiello lasciò la città con tutti i beni del Regno portando via soltanto alcuni effetti personali.

Vi basti pensare che il Banco di Napoli all’epoca era la più grande banca d’Europa.

Tutti questi soldi sono finiti in Piemonte dove hanno realizzato le prime industrie addirittura smontando e rimontando le fabbriche di Napoli.

L’unico atto eroico si dice che l’abbia compiuto a Gaeta nell’ultimo baluardo del regno dove combatté strenuamente per evitarne la capitolazione ma ormai era tutto compromesso, credo fu solo una operazione di facciata.

Scappò prima a Roma a Palazzo Farnese che era di proprietà borbonica e poi in Francia a Parigi.

Morì ad Arco in trentino dove si era recato per delle cure termali e dal 1984 riposa nella cappella dei Borbone all’interno della Chiesa di Santa Chiara.

Il funerale di Franceschiello a Trento
Il funerale di Franceschiello a Trento

Visse in povertà perché i Savoia gli confiscarono i beni e proposero di restituirglieli solo se avesse rinunciato per sempre al titolo di re, ma lui per orgoglio si rifiutò sempre di farlo.

Galantuomo come uomo e gentiluomo come principe, così lo dipinse Matilde Serao.

Per il movimento neoborbonico invece andò in esilio comportandosi più da Santo che da re.

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