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a cura di Marco Ilardi

il bastone di san giuseppe

La leggenda del bastone di San Giuseppe

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Uno dei detti più conosciuti a Napoli quando qualcuno ci dà fastidio e mette a dura prova la nostra pazienza è “nun sfruculià a mazzarella e San Giuseppe“.

Questo modo di dire, che si usa anche per dire non dar fastidio a chi se ne sta per fatti suoi, deriva da un fatto storico realmente accaduto.

Il cavaliere Nicolino Grimaldi era una famosissima voce bianca napoletana, categoria di cantanti lirici molto diffusa tra il settecento e l’ottocento.

Nicolino Grimaldi

I castrati erano dei ragazzi che venivano evirati nel diciassettesimo secolo prima della pubertà per mantenere da adulti la voce acuta dei fanciulli.

Questo cantante era molto richiesto e famoso e faceva molte tournee in Italia ed all’estero. Erano come le rockstar di oggi.

Nel 1795 si recò per uno spettacolo a Londra dato che aveva tra le sue più grandi fan la regina Anna di Inghilterra e tornò dal viaggio con un oggetto inconsueto che a suo dire era il vero bastone di San Giuseppe che aveva usato durante la traversata del deserto.

Glielo aveva regalato la madre di Richard Hampden, un giovane che aveva salvato da una condanna a morte certa proprio grazie alla sua amicizia con la regina.

La signora gli disse che il bastone gli era stato portato in Inghilterra dai suoi antenati che avevano combattuto come crociati in Terra Santa e lo avevano donato ai padri carmelitani del Sussex.

A San Giuseppe era attribuito un bastone fiorito perché secondo i Vangeli era già molto anziano quando nacque Gesù e la leggenda dice che al momento della nascita del bambino il legno cominciò a fiorire spontaneamente.

L’oggetto fu portato a casa sua, nella sua cappella privata nei pressi della chiesa di San Giuseppe a Chiaia.

La notizia si sparse rapidamente e la cappella divenne luogo di pellegrinaggio con persino il Viceré di Napoli che veniva ogni tanto a contemplare l’oggetto sacro.

Ma la gente che veniva a guardare il bastone era un po’ maleducata e cercava con dei coltellini di portar via delle schegge per uso personale.

Il cavaliere si accorse di questa brutta abitudine ed ordinò al suo servitore di dire a chiunque entrasse in cappella : “Mi raccomando non sfrocoliate la mazzarella di San Giuseppe”.

Dal momento che l’abitudine continuava ed il bastone si riduceva sempre più in frantumi, fu dato in custodia all’Arciconfraternita di San Giuseppe dei Nudi.

Questa era una istituzione un ente benefico molto prestigioso fondata nel 1740 il cui compito era di vestire i Nudi e i vergognosi, in pratica gli straccioni e i mendicanti.

Il patrimonio artistico accumulato nei secoli dall’Arciconfraternita tra cui alcune opere del Paisiello ed appunto il Bastone di San Giuseppe, sono visibili ancora oggi al Museo Real Monte dell’Arciconfraternita che si trova a Via Giuseppe Mancinelli, non molto lontano dal Museo Nazionale e Piazza Cavour.

Le opere furono donate in gran parte da benefattori, ma anche da papi, arcivescovi, reali e monsignori.

Il bastone si trova attualmente in una teca all’interno della Chiesa di San Giuseppe dei Nudi, in questo modo tutti potranno continuare a guardarla senza sfrocoliarla.

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