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a cura di Marco Ilardi

La leggenda del lupino e la pigna a Natale

La leggenda del lupino
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La leggenda del lupino è una leggenda natalizia che parla dell’episodio della fuga di Giuseppe e Maria attraverso il deserto per evitare che Erode con la strage degli innocenti uccidesse anche Gesù.

Si dice che Maria pregasse lungo la strada affinché tutta la vegetazione li aiutasse a nascondersi dagli inseguitori.

Si rivolse allora ad un lupino che si rifiutò di aiutarli e per questo motivo Dio lo condannò per sempre a donare frutti aspri.

Il lupino infatti ha un sapore amarognolo e la buccia se non trattata prima del consumo può essere tossica.

Più avanti con ormai i soldati di Erode alle calcagna incontrarono un grosso pino che si offrì di aiutarli facendoli nascondere tra i suoi enormi rami pieni di pigne.

A quel punto Gesù toccò con la manina il frutto del pino e lo benedisse.

Da quel momento nel pinolo spuntò un ciuffetto di cinque peli, una fioritura simile ad una piccola mano, che viene ancora chiamata la manina di Cristo.

I pinoli quindi presero la forma della mano del Bambin Gesù a testimonianza della sua benedizione.

Altro dono che diede alla pigna fu il profumo dell’incenso, che simboleggia lo Spirito Santo.

Questa storia ispirò anche una bellissima canzone di Roberto Murolo cantata da una splendida Concetta Barra.

A Betlemme se iettaje lu banno contr’a criature sott’a duje anne. Fuie Maria cu nu ‘ruosso schianto lu figlie arravugliato int’a lu manto e li Giudeie nun danno arricietto a ogni mamma sbatte lu core ‘mpietto ah…fuje Maria e va pe’ la campagna ah… ca l’angelo da cielo l’accumpagna. Ovì lloco ‘nu giudeo cu ‘na brutta faccia te vo’ levà lu figlio dalli braccia. tremma Maria e corre senza sciate lu Bambeniello zitto e appaurato. E attuorne attuorne nun ce sta reparo sule ciele scupierto e tiempo amaro. Ah… curre Maria ca viento s’avvicina ah… curre e annascunne a Gesù Bambino. Quanno ‘a Maronna perza se vedette a ogni fronna aiuto aiuto dicette. “Frutto ‘e lupino mio, frutto ‘e lupino arapete e annascunna lu mio bambino”.

Jì truvanno a Cristo dint’ ‘e lupine

Questa leggenda ha ispirato un noto detto napoletano Jì truvanno a Cristo dint’ ‘e lupine che si usa per additare persone che si ostinano troppo su certi dettagli, insomma che sono troppo pignole.

La parola pignolo deriva appunto dalla pigna, in cui spesso capita che alcuni contenitori siano vuoti per cui è inutile accanirsi troppo.

La tradizione di bruciare la pigna a Natale

Da questa leggenda nacque poi anche un’altra tradizione a Napoli ossia quella di bruciare una pigna in casa il giorno di Natale camminando per tutta l’abitazione impregnandone le stanze del suo profumo.

La tradizione di bruciare la pigna a Natale è una usanza popolare in alcune regioni d’Italia, in particolare in Sicilia, dove viene chiamata “focara” o “focaraccio”. La pigna è una grande palla di legno o di materiale sintetico che viene appesa a un albero o a un palo e che viene poi accesa con delle candele o con della legna durante le festività natalizie.

Secondo la tradizione, la pigna rappresenta il fuoco che scalda gli spiriti durante l’inverno e simboleggia la luce e la vita. La pigna viene accesa il 24 dicembre, il giorno di Natale, e viene lasciata bruciare fino al giorno dell’Epifania, il 6 gennaio. La pigna viene accesa in molti paesi della Sicilia, ma anche in altre regioni d’Italia, come la Calabria e la Puglia.

La tradizione di bruciare la pigna a Natale è un modo per celebrare le festività natalizie e per creare un’atmosfera calda e accogliente durante i mesi invernali. Oltre a essere una usanza popolare, la pigna è anche un simbolo di solidarietà e di condivisione, poiché viene spesso utilizzata come luogo di ritrovo per le famiglie e per gli amici durante le festività.

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