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a cura di Marco Ilardi

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La maledizione di Palazzo Donna Anna

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Palazzo Donna Anna è un palazzo del diciassettesimo secolo classico esempio di Barocco napoletano, che si trova alla fine del lungomare di Via Caracciolo appena comincia Via Posillipo ed è uno dei più belli e dei più misteriosi palazzi di Napoli.

Il palazzo durante i primi anni del 1400 si chiamava Villa delle Sirene ed era la residenza di Dragonetto da Bonifacio, uno scrittore di sonetti e di canzoni che lavorava presso la corte dei d’Angiò.

E proprio la regina Giovanna II D’Angiò famosa seduttrice, sfruttando l’amicizia con Dragonetto, utilizzava il palazzo, che aveva diverse vie di fuga da terra e dal mare, come luogo d’incontro con i suoi amanti.

Il palazzo si chiama così perché successivamente fu la residenza di Donna Anna Carafa, la moglie del viceré di Napoli.

Donna Anna fu uccisa durante una insurrezione popolare nel 1642 ed il palazzo, che era in fase di ristrutturazione ad opera del famoso architetto Cosimo Fanzago , rimase incompiuto sembrando una enorme rovina a picco sul mare, cosa che lo rende ancora adesso ancora più affascinante.

Il palazzo per anni ha ospitato musei ed associazioni, ed è stato abbandonato fino agli inizi del novecento quando si pensò di trasformarlo in un albergo.

Adesso è una residenza privata con discesa a mare: un condominio diviso in tanti appartamenti che in questa rovina incastonata sul golfo più bello del mondo godono di una vista senza pari, col Vesuvio Sorrento Capri Posillipo e con una discesa a mare privata.

Dries Mertens e Katrin Kerkhofs a napoli sul terrazzo di palazzo donna anna
Dries Mertens e Katrin Kerkhofs a Napoli sul terrazzo di palazzo donna Anna

Non per niente è stata scelta come dimora dal calciatore del Napoli Dries Mertens, miglior marcatore di tutti i tempi della squadra partenopea, cui verrà tra poco concessa la cittadinanza onoraria di Napoli, che addirittura, pur avendo smesso di giocare nel Napoli, ha mantenuto per se l’appartamento in affitto per tornarci periodicamente con la moglie ed il piccolo Ciro.

Attualmente il palazzo si presenta pieno di impalcature perché a giugno 2022 è stato approvato un progetto da sei milioni di euro per la ristrutturazione della facciata principale.

Il restauro sarà ad opera degli stessi restauratori della facciata del Colosseo e sarà conservativo per lasciare ovviamente la sensazione affascinante di un edificio incompiuto che lo rende un’icona di Napoli.

I fantasmi di Anna Carafa e di Mercedes de las Torres

Secondo la tradizione, sembra che Palazzo Donna Anna sia ‘infestato’ di presenze: si tratterebbe della padrona di casa Anna Carafa che, secondo i pettegolezzi, eliminava gli amanti gettandoli da una botola in mare.

I pescatori notturni che transitano in prossimità delle rocce sentono spesso la notte i lamenti delle anime degli amanti uccisi e c’è chi giura di aver visto sulla terrazza del vecchio edificio 2 figure biancastre che danzavano ripetutamente: probabilmente Mercede de las Torres e Gaetano Casapesenna qui uccisi a causa del loro amore contrastato dalla stessa Donna Anna,

Il nobile Gaetano di Casapesenna era infatti l’amante di Anna Carafa che non sopportò un passionale bacio di questi con Mercedes durante una rappresentazione teatrale e la fece uccidere.

Da allora sembra regni una maledizione su tutti i proprietari del palazzo, una storia simile a quella dell’isolotto della Gaiola.

Come visitare Palazzo Donna Anna a piedi in auto e in treno

Una bella passeggiata per andare a visitare Palazzo Donna Anna è farsi tutto il lungomare a piedi da Castel dell’Ovo fino a Mergellina.

Alla fine della strada appena sta per cominciare la salita di Posillipo trovate il palazzo a picco sul mare.

Se invece vi scocciate di camminare potete prendere la metropolitana, scendere alla fermata Mergellina e da lì uscendo sempre sul lungomare è circa una mezz’oretta a piedi.

Se arrivate con la macchina c’è un parcheggio proprio alla fine di Mergellina sulla destra in prossimità del palazzo oppure a Piazza Sannazzaro (dove uscite con la fermata della metro praticamente) ce n’è un altro.

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