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L’acino di fuoco dei panettieri napoletani

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Napoli non è nuova a gesti solidali che sono cominciati nei momenti di maggiore sofferenza del popolo napoletano come quello delle epidemie o del dopoguerra.

Famoso è il gesto di solidarietà del caffè sospeso che ancora oggi viene praticato in tantissimi bar napoletani, un po’ meno noto è quello dell’acino di fuoco.

Un tempo non esistevano i riscaldamenti ed anche procurarsi della legna era complicato.

Allora accadeva che i panettieri che all’alba terminavano il proprio lavoro, uscendo dalla bottega portavano con se dei tizzoni ardenti dei forni e li lasciavano nei cortili dei palazzi.

Gli abitanti allora o andavano a scaldarsi vicino al fuoco o portavano qualche briciola, qualche acino di fuoco in casa propria dove lo alimentavano e stavano caldi per parecchie ore.

Acino è un termine utilizzato in napoletano per indicare una porzione molto piccola come ad esempio un acino d’uva il frutto della vite anche se il frutto in questo caso non c’entra niente.

Per esempio ti sei perso per una sciocchezza a Napoli diciamo “te perzo pe n’acino e sale”

Tornando al fuoco sospeso lasciato dai panettieri, a volte c’era un vero e proprio addetto una sorta di portiere del palazzo che andava poi in giro casa per casa con un tizzone ardente per fornire un po’ di calore alle persone infreddolite.

L’utilizzo del tizzone favoriva anche il risparmio di fiammiferi che in quel periodo erano un bene prezioso e bisognava consumarne meno possibile.

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