Un portale a cura di Marco Ilardi

Palazzo Reale di Napoli: storia, statue e guida alla visita

Palazzo reale di Napoli illuminato di notte, facciata monumentale
Di cosa parla questo articolo
Affacciato su Piazza del Plebiscito, il Palazzo Reale di Napoli è stato per tre secoli il centro del potere del Regno di Napoli. Tra le otto statue dei sovrani sulla facciata, gli Appartamenti Reali e il passaggio segreto verso la Galleria Borbonica, scopri la storia, le curiosità e come organizzare la visita.
Facebook
Twitter

Affacciato su Piazza del Plebiscito, con la sua lunga facciata scandita da otto statue di marmo, il Palazzo Reale di Napoli è molto più di un museo da spuntare nell’itinerario turistico. Per oltre tre secoli è stato il centro del potere del Regno di Napoli: qui si sono decise guerre, si sono firmati trattati, e nel 1647 la folla guidata da Masaniello lo ha preso d’assalto durante una delle rivolte più celebri della storia partenopea. Sotto le sue stanze corre ancora oggi un passaggio segreto che i Borbone fecero scavare per fuggire in caso di pericolo: la Galleria Borbonica.

Chi visita Napoli per la prima volta lo riconosce subito, ma pochi sanno leggere i dettagli che rendono unico questo palazzo: perché ci sono proprio otto statue sulla facciata, cosa custodiscono davvero gli Appartamenti Reali, e come si collega, letteralmente sottoterra, al resto della città.

Dove si trova e cosa vedere a colpo d’occhio

Il Palazzo Reale si trova in Piazza del Plebiscito, nel cuore di Napoli, proprio di fronte alla Basilica di San Francesco di Paola. Il complesso comprende anche i giardini reali e il Teatro di San Carlo, ed è oggi sede del Museo del Palazzo Reale e della Biblioteca Nazionale.

La facciata principale, lunga oltre 160 metri, è scandita da un doppio ordine di colonne e, nelle nicchie al piano terra, dalle otto statue dei sovrani che hanno regnato su Napoli — l’aggiunta che rende questo edificio riconoscibile a colpo d’occhio anche a chi non ha mai letto una riga della sua storia.

La storia del Palazzo Reale: dal progetto di Fontana ai Borbone

La costruzione del palazzo iniziò nel 1600 su progetto dell’architetto Domenico Fontana, per volere del viceré spagnolo conte di Lemos. L’occasione, secondo la tradizione, fu la visita a Napoli del re Filippo III di Spagna, che però — ironia della sorte — non mise mai piede nell’edificio, completato solo dopo la sua partenza.

Per tutto il Seicento e il Settecento, il palazzo fu la residenza dei viceré spagnoli e, in seguito, dei re Borbone, che ne fecero il fulcro della vita di corte napoletana. Carlo di Borbone e i suoi successori ampliarono e arricchirono gli interni, trasformandoli in uno scrigno di arte, arazzi e arredi che ancora oggi si possono ammirare negli Appartamenti Reali. Dopo l’Unità d’Italia, il palazzo passò ai Savoia, mantenendo comunque il ruolo di residenza reale fino al definitivo passaggio a museo statale nel Novecento.

Le otto statue della facciata: chi sono e cosa raccontano

Le statue che si vedono oggi non fanno parte del progetto originale di Fontana: furono aggiunte solo nel 1888, per volere del re Umberto I, in occasione dei lavori di risanamento della città. L’obiettivo era chiaro: raccontare, attraverso il marmo, la sequenza delle dinastie che avevano governato Napoli nei secoli.

Le otto statue rappresentano, in ordine cronologico:

  1. Ruggero il Normanno
  2. Federico II di Svevia
  3. Carlo I d’Angiò
  4. Alfonso I d’Aragona
  5. Carlo V d’Asburgo
  6. Carlo III di Borbone
  7. Gioacchino Murat
  8. Vittorio Emanuele II di Savoia

Non è un caso che la sequenza si fermi proprio ai Savoia: la scelta delle otto figure fu un vero e proprio manifesto politico, pensato per legittimare l’Unità d’Italia come approdo naturale di una lunga storia di dominazioni, in un momento storico in cui il sentimento post-unitario a Napoli era tutt’altro che scontato.

Gli Appartamenti Reali: cosa si visita all’interno

Il percorso museale degli Appartamenti Reali si sviluppa attraverso oltre trenta sale al primo piano, tra cui:

  • Lo Scalone d’Onore, disegnato da Francesco Antonio Picchiatti, che introduce alla visita con un effetto scenografico imponente
  • Il Teatrino di Corte, piccolo teatro privato in stile rococò, tra gli ambienti più raffinati del palazzo
  • La Sala del Trono, cuore simbolico del potere regio, con l’imponente trono ottocentesco
  • La Cappella Reale, luogo di culto privato della famiglia reale
  • Le sale con arazzi, porcellane e mobili d’epoca appartenuti a diverse dinastie, dai Borbone ai Savoia

Il palazzo ospita anche la Biblioteca Nazionale di Napoli, una delle più importanti d’Italia, con oltre un milione e mezzo di volumi e manoscritti di inestimabile valore.

La rivolta di Masaniello e l’assalto al palazzo nel 1647

Non tutta la storia del Palazzo Reale è fatta di fasti di corte. Il 7 luglio 1647, durante la celebre rivolta popolare guidata dal pescivendolo Masaniello contro le tasse imposte dal viceré duca di Arcos, la folla in rivolta riuscì a forzare l’accesso al palazzo, costringendo il viceré a concedere alcune richieste. La rivolta, nata da un malcontento fiscale profondo, si concluse pochi giorni dopo nel sangue: lo stesso Masaniello fu ucciso dai suoi ex sostenitori, corrotti dagli agenti spagnoli.

Fu proprio l’eco di episodi come questo — il timore di nuove rivolte popolari — a spingere secoli più tardi i Borbone a far scavare un passaggio segreto sotterraneo.

Il passaggio segreto: il collegamento con la Galleria Borbonica

Nel 1853, re Ferdinando II di Borbone commissionò all’ingegnere Errico Alvino la costruzione di un percorso sotterraneo che collegasse il Palazzo Reale alla caserma militare dell’attuale Piazza Vittoria. L’obiettivo dichiarato era duplice: garantire una via di fuga sicura alla famiglia reale in caso di rivolte cittadine, e assicurare un collegamento diretto con le truppe in caso di necessità.

Quella galleria esiste ancora oggi ed è visitabile: si chiama Galleria Borbonica, ed è una delle esperienze sotterranee più suggestive di Napoli, con cunicoli, cisterne e persino resti di automobili e motorini nascosti durante la Seconda Guerra Mondiale. Un dettaglio che pochissime guide turistiche collegano esplicitamente al Palazzo Reale, e che invece racconta perfettamente la Napoli sospesa tra rappresentanza regale e paura del popolo.

Informazioni pratiche per la visita

  • Indirizzo: Piazza del Plebiscito, 1 — 80132 Napoli
  • Come arrivare: Metro Linea 1, fermata Municipio o Toledo; a piedi da via Toledo in circa 10 minuti
  • Cosa comprende il biglietto: l’accesso agli Appartamenti Reali e, a seconda del periodo, mostre temporanee; la Biblioteca Nazionale ha ingresso e regolamento separati
  • Tempo di visita consigliato: 1-1,5 ore per gli Appartamenti Reali
  • Nelle vicinanze: Teatro di San Carlo, Galleria Umberto I, Maschio Angioino, Basilica di San Francesco di Paola — tutti raggiungibili a piedi in pochi minuti

(Verifica sempre orari, giorni di chiusura e prezzi aggiornati sul sito ufficiale del museo prima della visita, poiché possono variare stagionalmente.)

Domande frequenti sul Palazzo Reale di Napoli

Chi ha costruito il Palazzo Reale di Napoli? Fu progettato dall’architetto Domenico Fontana a partire dal 1600, su incarico del viceré spagnolo conte di Lemos.

Perché ci sono otto statue sulla facciata del Palazzo Reale? Rappresentano gli otto sovrani che hanno governato Napoli nei secoli, dai Normanni ai Savoia. Furono aggiunte nel 1888 per volere di Umberto I, con un chiaro intento di legittimazione politica dell’Unità d’Italia.

Cosa si vede dentro il Palazzo Reale di Napoli? Gli Appartamenti Reali, con lo Scalone d’Onore, il Teatrino di Corte, la Sala del Trono, la Cappella Reale e arredi storici; il palazzo ospita anche la Biblioteca Nazionale di Napoli.

Il Palazzo Reale è collegato alla Galleria Borbonica? Sì. Fu fatto costruire nel 1853 da Ferdinando II di Borbone come via di fuga sotterranea che collegava il palazzo alla caserma militare dell’attuale Piazza Vittoria. Oggi la Galleria Borbonica è visitabile separatamente.

Cosa successe al Palazzo Reale durante la rivolta di Masaniello? Nel luglio 1647 la folla in rivolta guidata da Masaniello riuscì a forzare l’ingresso al palazzo, costringendo il viceré spagnolo a concessioni temporanee, prima che la rivolta fosse repressa nel sangue.

Quanto tempo serve per visitare il Palazzo Reale di Napoli? In media 1-1,5 ore per gli Appartamenti Reali, escludendo eventuali mostre temporanee o la visita alla Biblioteca Nazionale.

© RIPRODUZIONE VIETATA

È vietato che l’ articolo, se non in sua parte (non superiore al decimo), sia copiato in altro sito.
Per la citazione o riproduzione degli articoli e dei documenti pubblicati in questo sito, anche in caso di pubblicazione di un estratto parziale, è sempre obbligatoria l’indicazione della fonte e/o l’inserimento di un link diretto alla pagina di riferimento.

Altri articoli che potrebbero interessarti