Un portale a cura di Marco Ilardi

Piazza dei Martiri Napoli: la storia dei leoni e del monumento che cambiò bandiera

Monumento ai leoni di Piazza dei Martiri a Napoli con la colonna e la statua della Virtù
Di cosa parla questo articolo
Il monumento più fotografato di Piazza dei Martiri nasconde un colpo di scena che pochi conoscono: fu concepito per celebrare la pace e la stabilità della monarchia borbonica, e finì per diventare il simbolo di chi quella monarchia l'aveva combattuta. Storia dei quattro leoni, dei palazzi storici e guida alla visita.
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Nel salotto elegante di Chiaia, tra vetrine di lusso e palazzi settecenteschi, si trova uno dei monumenti più fotografati di Napoli — e anche uno dei più fraintesi. Chi passeggia per Piazza dei Martiri legge sulla colonna centrale una dedica ai napoletani caduti per la libertà, e immagina un monumento nato per celebrare la lotta contro i Borbone. La realtà è più sorprendente: quella stessa colonna fu voluta proprio da un re Borbone, per celebrare la pace e la stabilità della sua monarchia. Solo dopo l’Unità d’Italia il monumento cambiò completamente significato, diventando il simbolo esattamente opposto a quello per cui era stato pensato.

Dove si trova e perché si chiama così

Piazza dei Martiri si trova nel cuore del quartiere Chiaia, a pochi passi dalla Riviera di Chiaia e dal lungomare Caracciolo. Ha una forma triangolare e leggermente in pendenza, ed è oggi uno dei luoghi più eleganti ed esclusivi della città, cuore dello shopping firmato e della vita mondana napoletana.

Il nome attuale ricorda tutti i napoletani caduti nella lotta per la libertà cittadina in quattro momenti diversi della storia: la rivoluzione della Repubblica Napoletana del 1799, i moti carbonari del 1820, i moti rivoluzionari del 1848 e il passaggio dal Regno delle Due Sicilie all’Unità d’Italia nel 1860.

Dalla chiesa scomparsa alla piazza borbonica: le origini

Prima di diventare piazza, questo spazio era occupato dalla chiesa di Santa Maria a Cappella Nuova, costruita nei primi decenni del Seicento per volontà del cardinale Francesco Boncompagni. Fu proprio questa chiesa a dare il primo nome allo slargo, conosciuto per secoli come Largo di Santa Maria a Cappella. L’edificio religioso, dichiarato pericolante, venne demolito nel primo Ottocento, lasciando finalmente spazio alla piazza che oggi conosciamo.

Il colpo di scena: un monumento nato borbonico, diventato anti-borbonico

Qui arriva la parte meno raccontata della storia. Dopo i moti rivoluzionari del 1848, sedati con la forza, re Ferdinando II di Borbone volle dedicare la piazza — allora ribattezzata Largo della Pace — a un monumento in onore della Madonna della Pace, per celebrare la ritrovata stabilità del suo regno. Incaricò l’architetto Luigi Catalani di erigere una colonna in granito grigio su base di marmo di Carrara, sormontata da una statua della Madonna.

I lavori, però, non furono mai completati come previsto: la morte di Ferdinando II, il malcontento popolare ancora vivo e infine l’arrivo di Garibaldi con i Mille bloccarono il progetto, lasciando la sola colonna al centro della piazza. Fu solo dopo l’annessione di Napoli al Regno d’Italia nel 1861 che il sindaco dell’epoca, Andrea Colonna di Stigliano, decise di riconvertire il monumento incompiuto, affidando nuovamente l’incarico all’architetto Enrico Alvino — lo stesso che nel frattempo aveva aperto la vicina via della Pace, oggi via Domenico Morelli. Al posto della Madonna, sulla sommità della colonna venne collocata una nuova statua bronzea, opera dello scultore Emanuele Caggiano, che raffigura la “Virtù dei Martiri”. E fu così che un monumento pensato per celebrare la monarchia borbonica divenne, con un vero e proprio ribaltamento di significato, il simbolo di chi quella stessa monarchia l’aveva combattuta.

I quattro leoni e cosa rappresentano

Ai quattro angoli della base del monumento si trovano altrettanti leoni in marmo, ciascuno dedicato a un momento diverso della lotta napoletana per la libertà:

  • Il Leone Morente, dedicato ai caduti della breve e sfortunata Repubblica Napoletana del 1799
  • Il Leone Trafitto dalla Spada, opera di Stanislao Lista, simbolo dei martiri carbonari del 1820, con la spada a rappresentare il dolore del sacrificio
  • Il Leone Sdraiato, scolpito da Pasquale Ricca, che reca sotto la zampa il testo dello statuto del 1848, in memoria delle rivolte liberali di quell’anno
  • Il Leone in Piedi, unico raffigurato in posizione eretta, opera di Tommaso Solari, dedicato ai caduti garibaldini del 1860 — sul retro si trova una targa che ricorda il plebiscito del 21 ottobre 1860, con cui Napoli votò per l’annessione al Regno di Sardegna

I palazzi storici che circondano la piazza

Piazza dei Martiri è racchiusa da tre importanti edifici storici, ognuno con la propria vicenda architettonica:

  • Palazzo Partanna, al civico 58, progettato da Mario Gioffredo e in seguito rielaborato in stile neoclassico dall’architetto Antonio Niccolini per Lucia Migliaccio, moglie morganatica di Ferdinando I di Borbone
  • Palazzo Calabritto, al civico 30, con doppia facciata e due ingressi — quello principale rivolto verso il mare — ristrutturato nella seconda metà del Settecento da Luigi Vanvitelli, lo stesso architetto della Reggia di Caserta
  • Palazzo Nunziante, che chiude la piazza all’angolo con via Morelli, aperta nel 1853 proprio da Enrico Alvino

Un legame inaspettato con il calcio napoletano

Non tutti sanno che Piazza dei Martiri ha avuto per anni anche un ruolo nella storia sportiva della città: qui si trovava la sede storica della SSC Napoli, un punto di riferimento per tifosi e appassionati prima che la società spostasse altrove i propri uffici.

Ricordo bene quei giorni: capitava spesso di ritrovarsi in piazza nelle occasioni di festa, quando il presidente Corrado Ferlaino si affacciava al balcone della sede insieme ai calciatori per festeggiare con i tifosi assiepati sotto. Un’immagine che oggi, passeggiando tra le vetrine di lusso che hanno preso il posto di quegli uffici, sembra quasi appartenere a un’altra Napoli — eppure è storia vissuta, non un aneddoto tramandato.

Come arrivare e informazioni pratiche

  • Indirizzo: Piazza dei Martiri — quartiere Chiaia, Napoli
  • Come arrivare a piedi: dal lungomare Caracciolo o da via Chiaia in pochi minuti; è il naturale punto di passaggio tra la Riviera di Chiaia e via dei Mille
  • Con i mezzi pubblici: diverse linee di autobus ANM fermano nelle vicinanze lungo via Chiaia e via dei Mille; la fermata metro più comoda è Amedeo (Linea 1), da cui si raggiunge la piazza in circa 10 minuti a piedi
  • Cosa vedere nei dintorni: la Riviera di Chiaia, Villa Comunale, via dei Mille e via Calabritto con le boutique di lusso

Domande frequenti su Piazza dei Martiri

Perché si chiama Piazza dei Martiri? Il nome ricorda i napoletani caduti per la libertà della città in quattro momenti storici: la Repubblica Napoletana del 1799, i moti carbonari del 1820, le rivolte del 1848 e il passaggio all’Unità d’Italia nel 1860.

Chi ha costruito il monumento di Piazza dei Martiri? La colonna originaria fu commissionata dal re Ferdinando II di Borbone all’architetto Luigi Catalani. Dopo l’Unità d’Italia, il monumento fu completato e trasformato nella sua forma attuale da Enrico Alvino, con la statua della “Virtù dei Martiri” realizzata da Emanuele Caggiano.

È vero che il monumento aveva in origine un significato diverso? Sì. Nacque per volontà di Ferdinando II di Borbone come celebrazione della pace e della stabilità della monarchia dopo i moti del 1848. Solo dopo l’Unità d’Italia fu riconvertito, con un nuovo significato opposto, in memoria dei martiri antiborbonici.

Quanti leoni ci sono a Piazza dei Martiri e cosa rappresentano? Quattro: il Leone Morente (1799), il Leone Trafitto dalla Spada (1820), il Leone Sdraiato (1848) e il Leone in Piedi (1860), ciascuno dedicato ai caduti di una diversa rivolta napoletana.

Come si arriva a Piazza dei Martiri con la metro? La fermata più vicina è Amedeo, sulla Linea 1, da cui la piazza si raggiunge in circa 10 minuti a piedi.

Cosa c’era prima a Piazza dei Martiri? Fino al primo Ottocento sorgeva la chiesa di Santa Maria a Cappella Nuova, che diede il primo nome allo spiazzo (Largo di Santa Maria a Cappella), prima di essere demolita perché pericolante.

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