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Tamarro Napoletano: Significato e Origine della Parola

Uomo elegante accanto a scooter in vicolo notturno
Di cosa parla questo articolo
Perché a Napoli si dice tamarro? Un viaggio nel significato di una delle parole più diffuse del dialetto napoletano: dalle origini arabe legate ai mercanti di datteri fino allo stile e ai modi di dire di oggi, passando per la sua versione femminile, la vrenzola.
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A Napoli, come nel resto d’Italia, un tamarro è una persona dai modi vistosi, esagerati e poco raffinati: qualcuno che punta tutto sull’apparenza — catena d’oro, vestiti firmati o finti firmati, auto truccata, atteggiamento sopra le righe — spesso senza rendersene conto. Non è un insulto pesantissimo quanto piuttosto un’etichetta ironica, usata più per scherzare che per offendere davvero.

Da dove viene la parola tamarro

L’origine più accreditata, riportata anche dal vocabolario Treccani, è araba: deriverebbe da tammār, il “mercante di datteri”, a sua volta legato a tamr (dattero). Nell’Ottocento il termine finì per indicare anche una pianta selvatica, la vite nera, prima di prendere nel Novecento il significato che conosciamo oggi: una persona di estrazione popolare, associata a modi rozzi e poco educati. Da lì il salto semantico verso il “tamarro” moderno — non più legato al mestiere, ma allo stile — è stato breve, complice anche l’assonanza con “villano” nel senso originario di chi viveva in campagna, lontano dai salotti buoni.

Lo stile tamarro: come si riconosce

Non esiste un manuale ufficiale, ma ci sono elementi che tornano sempre nelle descrizioni: capi vistosi con loghi in bella evidenza, tatuaggi tribali, catene e bracciali importanti, un certo eccesso in tutto ciò che riguarda l’estetica. A Napoli come altrove, “tamarro” è diventato quasi un genere a sé, capace di autoironizzare su se stesso più che di offendere davvero chi ne viene etichettato.

Tamarro e vrenzola: le due facce della tamarraggine partenopea

Se il tamarro è la versione maschile, a Napoli esiste anche il suo corrispettivo femminile: la vrenzola, termine altrettanto diffuso nel dialetto locale per descrivere un atteggiamento simile ma declinato al femminile — vistoso, appariscente, spesso associato a modi di fare poco discreti. [Scopri il significato completo di vrenzola →]

Tamarro o maranza? La differenza

Le due parole vengono spesso confuse, ma non sono sinonimi perfetti. Il tamarro è una figura più “storica” e trasversale, diffusa in tutta Italia da decenni; il maranza è un fenomeno più recente e più giovanile, nato nell’hinterland milanese e legato a uno stile specifico (tute firmate, marsupio a tracolla, un certo modo di parlare influenzato dal trap). In pratica: ogni maranza potrebbe essere considerato tamarro, ma non ogni tamarro è un maranza — il secondo è una sottocategoria più giovane e più codificata del primo.

Come si dice “tamarro” nelle altre regioni italiane

Il concetto di fondo — persona vistosa, poco raffinata, che esagera nell’apparire — cambia nome da regione a regione. A Roma il termine più usato è “coatto”; in altre zone d’Italia si sentono varianti come “zarro” o “truzzo”. A Napoli, oltre a “tamarro”, circolano anche “cuozzo” e, appunto, “vrenzola” per la versione femminile — segno di quanto il dialetto napoletano abbia un vocabolario particolarmente ricco su questo tema.

Domande frequenti sul tamarro napoletano

Perché si dice tamarro?

Perché la parola arriva, secondo l’ipotesi etimologica più accreditata, dall’arabo tammār (mercante di datteri), un mestiere umile che nel tempo ha finito per indicare, per estensione, chi ha modi ritenuti poco raffinati.

Come si dice tamarro in napoletano?

A Napoli si usa proprio “tamarro” (al femminile “vrenzola”), spesso accompagnato o sostituito da “cuozzo” per indicare lo stesso tipo di atteggiamento vistoso e sopra le righe.

Qual è il significato di tamarro?

Indica una persona dai modi e dallo stile esagerati, vistosi, che punta molto sull’apparire — con un’accezione più ironica che offensiva.

Cosa significa “stile tamarro”?

È un modo di vestire e comportarsi caratterizzato da eccessi vistosi: loghi in evidenza, accessori importanti, un’estetica sopra le righe diventata quasi un genere riconoscibile e a tratti autoironico.

Che differenza c’è tra tamarro e maranza?

Il tamarro è un’etichetta più antica e generale, diffusa in tutta Italia; il maranza è un fenomeno giovanile più recente, nato nell’hinterland milanese, con uno stile specifico (tute, marsupi, riferimenti trap). Il maranza può essere considerato una sottocategoria più giovane del tamarro.

Chi sono i tamarri?

Sono le persone che seguono uno stile vistoso ed esagerato, spesso associato a marchi ostentati e atteggiamenti sopra le righe — un’etichetta usata più per scherzare che per offendere realmente.

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