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a cura di Marco Ilardi

Lampadoforia le olimpiadi napoletane

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Tra le tante antiche tradizioni esistenti a Napoli la Lampadoforia sicuramente è tra le meno conosciute.

Nel V secolo viene istituita a Napolis la festa annuale delle Lampadoforie ad opera di Diotimo, stratega ateniese in missione a Neapolis.

La festa viene istituita inizialmente per celebrare la sirena Parthenope per poi legarsi fortemente al culto della dea Demetra che presto diventerà una delle più importanti divinità patrie neapolitane.

La Lampadoforia o corsa delle fiaccole, oramai svuotata di significati religiosi, verrà praticata annualmente fino al secolo XVII d.C. quando per ragioni di ordine pubblico il viceré spagnolo ne vietò definitivamente lo svolgimento.

La lampadoforia in poche parole era una gara di corsa a squadre con una staffetta di atleti che corrono con una fiaccola, come quella che si svolge attualmente alle olimpiadi solo che invece di svolgersi in un circuito di uno stadio si svolgeva per i vicoli di Napoli.

C’erano quattro squadre di atleti che rappresentavano le quattro etnie che hanno fondato la città di Napoli: Siracusani, Calcidiesi, Cumani ed Ateniesi.

Questa corsa veniva effettuata per celebrare la sirena Partenope che fu la fondatrice della città e Demetra la dea della fertilità il cui culto in città era molto sentito.

L’origine di questa corsa con le fiaccole deriva molto probabilmente da un bassorilievo che si trova San Gregorio Armeno in cui una canafora, una sacerdotessa di Demetra sta celebrando i Misteri Eleusini per la divinità stringendo tra le mani una fiaccola.

I riti eleusini prevedevano di regalare delle statuette di argilla alla dea Demetra e da qui poi nacque probabilmente l’usanza di fare i pastori del presepe, proprio nella zona di San Gregorio Armeno.

Come si svolgeva la corsa

Queste gare chiamate anche lampadius, si svolgevano con giovani atleti completamente nudi che dovevano attraversare gli stretti vicoli della città tra due ali di folla passandosi la fiaccola come una staffetta, cercando di non farla mai spegnere pena la squalifica.

Il corso lampadico partiva dal Ginnasio che si trovava a Forcella e attraversando la regione nilense giungeva al traguardo posto sul colle dove si venerava la dea.

L’obiettivo era arrivare primi al sepolcro di Partenope, che si trovava nella zona del porto dove attualmente sorge la basilica di San Giovanni Maggiore.

Chi vinceva arrivando con la fiaccola ancora accesa aveva l’onore di dare inizio alle celebrazioni in onore della dea per cominciare i riti sacrificali.

Nella simbologia il correre frenetico degli atleti rappresentava l’ansia e la fretta delle ancelle alla ricerca di Persefone, la figlia di Demetra rapita dal dio degli inferi Ade.

Le lampade della Lampadedromia simboleggiavano invece Apollo il dio del sole a cui i Cumani dedicarono la loro “nuova città” appunto Nea Polis.

Le prime olimpiadi napoletane

Questa corsa diventò così importante all’epoca di Augusto che li proclamò giochi isolimpici di Neapolis e diventarono famosi in tutto il mondo conosciuto, e tanti atleti partivano ogni anno da lontani paesi per parteciparvi.

La testimonianza di questi atleti provenienti anche dal lontani paesi è stata ottenuta da una lapide ritrovata in un tempio sotto piazza Nicola Amore durante gli scavi per la costruzione della metropolitana Duomo, dove venivano registrato l’albo d’oro dei vincitori di questa gara.

La rievocazione storica in costume

Negli ultimi anni il Comune ha riportato alla luce questa antica corsa con una rievocazione storica che si svolge negli ultimi giorni di agosto o nei primi di settembre.

La corsa si svolge nel centro storico insieme a tutta un’altra serie di belle manifestazioni come ad esempio visite guidate alle mura greche dell’antica Neapolis e visite all’antica acropoli di Cuma.

La manifestazione Lampadoforia “Quanno nascette Napule”, organizzata dalla associazione i Sedili di Napoli e patrocinata dal Comune di Napoli si svolge dal 2016.

Tra gli eventi più suggestivi l’accensione della fiamma olimpica e l’esposizione del Palladio.

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