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a cura di Marco Ilardi

Carte napoletane e il gioco della scopa

carte napoletane e il gioco della scopa
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Le carte napoletane sono un tipo di carte da gioco tradizionalmente utilizzate a Napoli per giocare a diversi giochi, tra cui la scopa, il sette e mezzo, la briscola e il tressette.

Nel periodo di Natale sono le più utilizzate in famiglia dopo il cenone per continuare la serata insieme alla tombola napoletana.

La loro origine è incerta, ma si pensa che siano state importate in Italia dalla Spagna nel XV secolo.

La tradizione vuole che le carte napoletane siano state disegnate per la prima volta nel XVIII secolo, e precisamente nel 1743, da un incaricato della corte reale spagnola a Napoli.

Secondo alcune fonti, questa persona sarebbe stata invece un certo Gennaro Greco, detto il Mascacotta noto pittore napoletano, che per alcuni si chiamava invece Gennaro Romano.

Si tratta di un personaggio leggendario, misterioso ed enigmatico che ha creato un gioco che è diventato popolare in Italia e in diversi altri paesi europei.

Secondo alcune fonti, sarebbe stato Greco ad ideare non solo le regole ma in quanto pittore anche i disegni delle carte napoletane, con i classici simboli – spade denari coppe e bastoni – usati tutt’oggi.

Secondo altre fonti invece il disegno originale sarebbe stato realizzato dal maestro napoletano Giacinto Gimma nel 1810.

Comunque sia, l’origine di questa versione delle carte comuni è tuttora avvolta nel mistero e la verità rimane sconosciuta a noi oggi.

Le carte napoletane attuali sono caratterizzate da figure che rappresentano quattro semi: denari, spade, bastoni e coppe di cui più avanti scopriremo il significato esoterico.

Ogni seme contiene 10 carte, per un totale di 40 carte nella baraja napoletana (come viene chiamata in spagnolo).

Il gioco della scopa

Il gioco della scopa è un gioco di carte molto popolare in Italia, soprattutto al Sud.

E’ stato inventato a Napoli da un certo Chitarrella un prete napoletano, durante il regno borbonico e creato dalla fusione di due giochi di carte spagnoli, la Primiera e lo Scarabucion.

Chitarrella scrisse un trattato chiamato Revole de lo juoco de lo scopone in cui dettava le regole del tressette dello scopone del mediatore, un altro gioco che ormai è scomparso.

A cchiù meglia carta è lo sette pecche vale de cchiù, si pò lo sette è de denare mette a coppa, fa nu punto e se chiamma purzì sett’oro. Ma lo nomme pulito è settebello.

Si gioca con un mazzo di carte napoletane e il obiettivo del gioco è raccogliere le carte che compongono una scopa, ovvero carte dello stesso valore di quella che viene tirata.

Una regola importante dice che se c’è una carta uguale a terra bisogna raccogliere per forza quella.

Esempio se tiriamo un otto e a terra c’e’ un otto un cinque e un tre dobbiamo raccogliere per forza l’otto.

Se non restano carte a terra allora possiamo dire di aver fatto scopa, che probabilmente nasce come termine dal fatto che come la scopa la raccolta delle carte pulisce il tavolo da gioco.

Ci sono diverse varianti del gioco della scopa, alcune delle quali prevedono il conteggio dei punti o il gioco a coppie come lo scopone nel quale si distribuiscono tutte le quaranta carte subito ai quattro giocatori.

Nonostante la sua popolarità in Italia, il gioco della scopa non è molto conosciuto al di fuori del Paese.

L’arte divinatoria delle carte napoletane significato

Un altro utilizzo delle carte napoletane fin dalla loro comparsa a Napoli è sempre stato quello dell’arte divinatoria.

In città c’erano le cosiddette fattucchiere o janare che avevano l’arte di leggere le carte prevedendo il futuro. Altre specialiste di quest’arte divinatoria erano le zingare, che spesso di vedevano nei vicoli di Napoli in attesa di clienti pronti a farsi leggere il futuro con un mazzo di carte napoletane. Un tempo questi personaggi erano molto potenti e persino il re di Napoli aveva un suo favorito che gli leggeva le carte ogni giorno.

Come imparare a leggere le carte napoletane è un’abilità che molti amano acquisire. Le carte napoletane sono un particolare tipo di tarocchi, che possono essere usati per fare divinazioni, leggere l’avvenire e avere una visione più profonda della vita. Se desideri imparare come leggere le carte napoletane, devi innanzitutto conoscere la storia dietro di esse, che risale a più di 500 anni fa.

Le carte napoletane sono considerate tra i più antichi tarocchi italiani e nascondono anche dei misteri.

All’interno dei semi che raffigurano una serie di valori come la virilità (bastoni) la forza (spade) i piaceri della vita (coppe) e il danaro (denari) si nascondono anche figure esoteriche come quella del gatto mammone nel tre di danari.

Per alcuni invece il tre bastoni rappresenta la figura di Nicola Jossa, un guappo, uno degli uomini più temibili di Napoli, un camorrista spietato che fu pure nominato da Garibaldi commissario di pubblica sicurezza.

Poiché si muoveva per Napoli con due scagnozzi tutti e tre armati di bastoni ecco subito spiegato il significato della carta.

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