Sulla collina del Vomero, accanto a Castel Sant’Elmo, la Certosa di San Martino domina Napoli da oltre sette secoli. Nata come austero monastero gotico nel Trecento, oggi è uno dei musei più ricchi della città, capace di raccontare — tra chiostri barocchi, capolavori pittorici e uno dei presepi più celebri al mondo — l’intera storia artistica napoletana in un unico complesso.
La fondazione: 1325, un progetto di corte angioina
La Certosa fu fondata nel 1325 per volere di Carlo, Duca di Calabria, figlio primogenito del re Roberto d’Angiò, che scelse la sommità del colle di Sant’Erasmo — allora isolata e boscosa — per erigere un monastero destinato all’ordine dei certosini, verso cui la casa angioina nutriva una particolare devozione. Il progetto originario fu affidato all’architetto e scultore senese Tino di Camaino, affiancato da Attanasio Primario, che ne proseguì i lavori dopo la morte di Tino nel 1336.
I monaci presero possesso del monastero già nel 1337, ma la consacrazione ufficiale della chiesa avvenne solo nel 1368, sotto il regno della regina Giovanna I d’Angiò. Dell’impianto gotico originario restano oggi poche tracce in superficie, ma sono ancora visibili nei suggestivi sotterranei del complesso.
Da monastero gotico a capolavoro barocco
A partire dalla fine del Cinquecento, sotto la spinta della Controriforma e per iniziativa del priore Severo Turboli, la Certosa fu oggetto di una trasformazione radicale. L’architetto Giovanni Antonio Dosio iniziò i lavori di rinnovamento, proseguiti nel Seicento sotto la direzione di Cosimo Fanzago, che diede al complesso l’aspetto barocco che ancora oggi lo caratterizza: marmi policromi, il celebre Chiostro Grande con il suo pozzo ornamentale, decorazioni elaborate e un nuovo assetto architettonico che fece della Certosa uno dei vertici dell’arte barocca napoletana.
Tra Sei e Settecento lavorarono alla decorazione della chiesa alcuni dei più grandi nomi della pittura dell’epoca: Caravaggio (con influenze dirette sulla scuola caravaggesca napoletana), Jusepe de Ribera, Guido Reni, Massimo Stanzione, Battistello Caracciolo e, nel secolo successivo, Francesco Solimena, autore delle decorazioni della cappella barocca del complesso.
Il museo: dal 1866 a oggi
Dopo l’Unità d’Italia, il complesso fu soppresso come monastero e, nel 1866, trasformato in museo statale. Oggi il Museo Nazionale di San Martino si sviluppa attraverso decine di sale che raccontano la storia di Napoli sotto le diverse dominazioni, con sezioni dedicate alla pittura napoletana del Sei-Settecento (dove spicca una pala d’altare di Luca Giordano), alla storia navale del Regno, alle carrozze reali e alle arti decorative.
La sezione più celebre resta però quella presepiale, che custodisce il presepe Cuciniello, donato alla città dallo scenografo Michele Cuciniello: centinaia di pastori e ambientazioni settecentesche che rendono questa collezione una delle più importanti al mondo dedicate alla tradizione del presepe napoletano.
I chiostri e i giardini panoramici
Il complesso conserva tre chiostri, tra cui il monumentale Chiostro Grande circondato da un elegante porticato marmoreo, e giardini pensili terrazzati da cui si gode uno dei panorami più spettacolari su Napoli, il Golfo e il Vesuvio — un motivo in più, oltre alle opere d’arte, per includere la Certosa tra le tappe di una visita alla città.
Informazioni pratiche per la visita
- Indirizzo: Largo San Martino, 5 — Vomero, Napoli
- Come arrivare: funicolare centrale o di Montesanto (fermata Morghen o Petraio), poi una breve salita a piedi
- Orari: 8:30–17:00 (chiusura biglietteria alle 16:00)
- Giorni di chiusura: tutti i mercoledì, 1° gennaio, 25 dicembre
- Biglietti: intero 6€, ridotto 2€ (cittadini UE 18-24 anni), gratuito per i minori di 18 anni e la prima domenica del mese
- Accessibilità: il complesso è solo parzialmente accessibile in sedia a rotelle, per via della natura storica degli ambienti
- Nelle vicinanze: Castel Sant’Elmo, con cui si può abbinare la visita in un unico biglietto combinato
(Nota per la pubblicazione: verifica sempre orari e prezzi aggiornati sul sito ufficiale prima della visita, poiché possono variare.)
Domande frequenti sulla Certosa di San Martino
Chi ha fondato la Certosa di San Martino?
Fu fondata nel 1325 da Carlo, Duca di Calabria, figlio primogenito del re Roberto d’Angiò, su progetto dell’architetto Tino di Camaino.
Perché la Certosa di San Martino ha oggi un aspetto barocco?
Perché tra la fine del Cinquecento e il Seicento fu completamente rinnovata, prima da Giovanni Antonio Dosio e poi da Cosimo Fanzago, che ne trasformarono l’originario impianto gotico in uno dei capolavori del barocco napoletano.
Quando è diventata un museo la Certosa di San Martino?
Nel 1866, dopo l’Unità d’Italia, quando il monastero fu soppresso e il complesso trasformato in museo statale.
Cosa custodisce il Museo di San Martino?
Una collezione di pittura napoletana del Sei-Settecento, la sezione navale del Regno, le carrozze reali e la celebre collezione presepiale, con il presepe Cuciniello tra i più importanti al mondo.
Quanto costa il biglietto per la Certosa di San Martino?
Il biglietto intero costa 6€, il ridotto 2€ per i cittadini UE tra 18 e 24 anni; l’ingresso è gratuito per i minori di 18 anni e la prima domenica di ogni mese.
Come si arriva alla Certosa di San Martino?
Con la funicolare centrale o quella di Montesanto, scendendo alle fermate Morghen o Petraio, seguite da una breve salita a piedi fino al Vomero.

